«Mai più gite a Como. È più cara di Venezia»

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Turismo e polemiche
Una famiglia di Treviso denuncia prezzi esagerati e poca professionalità

La placida estate comasca è improvvisamente agitata da una lettera inviata ieri al “Corriere di Como” da una famiglia proveniente da Treviso. Un pugno di righe intrise di delusione e rabbia, ma soprattutto contenenti una sentenza che ferisce: Como, infatti, viene giudicata come una città scaccia-turisti. Troppo cara, prima di tutto. E, almeno secondo la testimonianza che pubblichiamo, in taluni casi anche carente di professionalità.
Inquadrata per sommi capi la questione – e prima di entrare

nei dettagli di accuse e repliche – è però necessaria qualche precisazione. Innanzitutto, lo scritto è arrivato via e-mail alla nostra casella di redazione (sempre aperta: redazione@corrierecomo.it) e l’indirizzo di provenienza è verificato come esistente. Nello stesso tempo, però – al di là di tre nomi di battesimo: Marco, Ketty e Alberto a indicare genitori e figlio – non sono forniti ulteriori dettagli, né contatti. Sottolineatura essenziale, questa, vista la delicatezza del tema, ma che comunque non è parsa inficiare il contenuto della denuncia. Che, infatti, riportiamo integralmente con le doverose repliche.
Papà Marco specifica subito di provenire «da Fontanelle, in provincia di Treviso». E subito dopo affonda i colpi sulla celebrata Como turistica: «Ho deciso di trascorrere una breve vacanza a Como con moglie e figlio, per un paio di giorni. Mai più!!!!». Inutile dire quanto pesino i quattro punti esclamativi sull’orgoglio del capoluogo. «Riteniamo – prosegue l’e-mail – che Como, come città turistica, sia tra le più care che abbiamo visitato. Venezia compresa». Paragone non casuale, probabilmente, quello con la città lagunare, visto che, soltanto 4 giorni fa, ebbe grandissima eco la denuncia di alcuni turisti che pagarono 104 euro per 4 caffè e 3 amari seduti in piazza San Marco.
Ma torniamo alla denuncia “comasca”. «Nonostante l’abbiamo esplorata in lungo e in largo – scrive il papà trevigiano – abbiamo trovato acqua naturale a non meno di 3 euro al litro (e, per 2 volte, 3 euro per mezzo litro), cotolette da 17 euro e molto altro. Forse noi proveniamo da un’altra realtà, ma avere la fortuna di “possedere” un lago, dove quindi la gente arriva comunque e da ogni dove (e al mondo siamo in tanti), non credo dia il diritto di lucrare in maniera così evidente». Picconata finale (sebbene anche questa senza riferimenti precisi) sul servizio della Navigazione: «Abbiamo riscontrato una scarsissima conoscenza degli orari da parte dei vari addetti all’imbarco dei traghetti, tanto che, in un paio di casi, non sapevano nemmeno interpretare la tabella delle partenze, creandoci problemi nell’uso dei traghetti».
Il finale parte con una sorta di autocritica, ma è severo: «Ammettendo la nostra ignoranza nel viaggiare, credo che un po’ più di professionalità e onestà nell’accoglienza del turista, renderebbe ancora più bella questa vostra località». Segnalata, in ultimo, la difficoltà di poter inviare le stesse cose al sito del Comune di Como, dove manca una “bacheca” pubblica.
A supporto dei turisti trevigiani – e, in generale, dei consumatori – è arrivata ieri anche la voce di Mauro Antonelli (Codacons).
«Sul tema dei prezzi, esistono le armi per difendersi se si spende troppo – afferma – In primo luogo, sarebbe bene scegliere soltanto locali dove tutti i prezzi siano esposti chiaramente, altrimenti il suggerimento è di andare altrove. Nel caso in cui si arrivasse a ricevere un conto ritenuto eccessivo, comunque, bisogna conservare la documentazione e, nel caso, rifiutarsi di pagare. Poi, ci si può rivolgere alle associazioni dei consumatori o alla Camera di Commercio per ottenere un arbitrato e stabilire se quel conto fosse congruo o meno».

Emanuele Caso

Nella foto:
Como, anche questa estate, è stata invasa da turisti provenienti da tutta Italia e da molti Paesi esteri. Ma non mancano le polemiche

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