«Mercato coperto alla deriva». La protesta degli operatori

altIl caso di via Mentana
«Soldi solo per l’ala del “chilometro zero”, noi lavoriamo nel degrado»

Il cuore pulsante del mercato coperto di Como si sta lentamente spegnendo. Il battito, giorno dopo giorno, si fa sempre più debole. E le voci di commercianti e clienti si affievoliscono. Il padiglione centrale di via Mentana mostra, in maniera inequivocabile, segni evidenti di decadenza. E chi all’interno vi lavora da decenni è sempre più stanco e arrabbiato.
Ormai da tempo immemore manca una qualsiasi banale opera di manutenzione. Alcuni banchi, chiusi da anni complice la crisi, giacciono

in mezzo a bancarelle ancora in attività. Nessuno ha mai provveduto a rimuoverli. Scaffali, cassette e “attrezzi” del mestiere sono nella stessa identica posizione del giorno della chiusura.
«Occupano spazio inutile. Rimuovendoli avremmo più agio per depositare le nostre merci. Inoltre non possiamo fare noi lo sgombero, altrimenti rischiamo anche di essere sanzionati», dicono le voci degli ambulanti.
Oltre al danno è inoltre in arrivo quella che per molti rappresenta la più classica delle beffe. Tra pochi giorni – i lavori sono praticamente ultimati – verrà inaugurato, sempre nella struttura di via Mentana, il padiglione dei produttori e coltivatori a chilometro zero. Venti nuovi banchi, moderni e attrezzati, apriranno in uno spazio ripulito e ben illuminato.
«Non siamo contro questa interessante novità. Ben vengano nuovi commercianti purché rispettino le regole. Ciò che a noi non va bene è che si siano trovate centinaia di migliaia di euro per ammodernare questa ala del mercato, mentre noi qui viviamo e combattiamo ogni giorno con mille problemi», sbotta Donato Sala, operatore che dal 2004 gestisce un banco di formaggi. Questo il clima che si respira tra le bancarelle.
E, in effetti, la visita nei padiglioni di via Mentana mostra una doppia faccia. L’odore di vernice fresca, le postazioni attrezzate e dotate di ogni servizio che si possono ammirare nel padiglione dei produttori diretti, di imminente apertura, stonano con la realtà visibile nell’area centrale dove l’impressione di abbandono compare immediata fin dall’ingresso.
I vecchi cancelli sono rovinati in più punti. Uno dei portoni, malfunzionante, è legato al corrimano con un nastrino rosso per evitare che si richiuda all’improvviso. I cestini della spazzatura sono arrugginiti. Gli stessi corrimano, sia lungo la scalinata di accesso di via Mentana sia quelli di via Sirtori, sono in più parti – manco a dirlo – arrugginiti.
«È cambiato tutto nel corso del tempo. Solo vent’anni fa, qui fuori, al mattino presto, ancor prima dell’apertura dei cancelli, c’era coda. Oggi è il deserto. Se, oltre alla crisi, ci mettiamo anche lo stato di abbandono imperante, la situazione non può che peggiorare – spiega Franco Bridarolli – Io sono qui da trent’anni e non ho mai visto qualcuno del Comune intervenire anche solo per imbiancare le pareti».
E in effetti basta sollevare lo sguardo verso l’alto per vedere muri scrostati, ragnatele e pareti ingiallite. Solo in un piccola zona del padiglione spicca un bianco quasi accecante se paragonato con il resto della struttura. Si tratta di pochi metri quadrati ritinteggiati a proprie spese da alcuni ambulanti. Ma ciò che più colpisce, sempre in attesa di veder prendere vita il padiglione dei produttori a chilometro zero, è osservare i banchi ormai vuoti di molti commercianti. Alcuni chiusi da anni, altri da pochi giorni.
«Purtroppo anche uno dei nostri vicini – dice Giorgio Anzani – ha dovuto cessare l’attività sabato scorso. Qui dobbiamo combattere quotidianamente contro la crisi, le tasche vuote dei comaschi e con mille piccoli problemi del mercato. Solo per fare un esempio, capita spesso che le lampadine dei bagni, messe da noi quando si fulminano, dopo due giorni spariscano. Si fa fatica a sopravvivere».
A gran voce viene invocata una semplice opera di manutenzione ordinaria. Piccoli lavori in grado di rendere il mercato vivibile per gli operatori e attraente per chi lo frequenta.
«Non chiediamo altro che indicazioni certe. E un ordinamento nuovo – dice Giuseppe Favaro, presente con il banco di famiglia fin dall’apertura – Dal 1934, anno di inaugurazione della struttura, il regolamento firmato dal podestà non è mai stato toccato e modificato.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
A sinistra, uno dei banchi, chiusi da tempo, che giacciono in mezzo alle bancarelle ancora in attività. Nessuno li ha rimossi e così scaffali e cassette sono rimasti nella stessa posizione del giorno della chiusura. A destra, il portone legato al corrimano con un nastrino rosso per evitare che si richiuda all’improvviso (fotoservizio Mattia Vacca)

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