Cronaca

«Mi piacerebbe che Renzi conoscesse questa assurdità»

Parla la pensionata comasca
L’amarezza della protagonista: «La mia vicenda è una sconfitta per il Paese»
(a.cam.) «Devo rendere nota questa vicenda assurda in modo che tutti capiscano come è ridotto il nostro povero Paese, in quali mani siamo noi cittadini italiani». È sconfortata, più ancora che arrabbiata, Lina Grassi, mentre mostra la lettera ricevuta il 17 aprile scorso. Una lettera attesa da oltre 31 anni che, ormai, era convinta non avrebbe mai più ricevuto.
«Quando ho visto la lettera spedita dal ministero della Salute ho provato a immaginare a cosa potesse riferirsi – dice la pensionata comasca – Mai però avrei immaginato che potesse trattarsi di qualcosa in riferimento al ricorso che avevo presentato nel 1983».

Lina Grassi aveva abbandonato da anni l’idea di avere giustizia per quello che considera un grave torto, una ferita mai rimarginata che negli anni ha fatto di tutto per dimenticare.
«Non ho mai ricevuto alcuna risposta al ricorso che avevo presentato rivolgendomi a un avvocato di Milano – racconta oggi – Per me era una ferita aperta, così mi sono sforzata di dimenticare ed ero convinta che, ormai, non avrei più riaperto il capitolo».
La lettera ricevuta da Roma, invece, la riporta indietro di trent’anni. «Ma come è possibile sentirsi dire oggi che la mia pratica è in fase di trattamento? – si chiede Lina – È assurdo, inaccettabile. Non ha alcun senso. È una sconfitta per il Paese e rappresenta la vera dimostrazione di un fallimento».
Inevitabilmente, la richiesta del ministero della Salute di una risposta, con l’indicazione del termine perentorio di 60 giorni, fa ulteriormente infuriare Lina Grassi. «Ho aspettato una risposta per trent’anni, una risposta che di fatto non ho neppure avuto – commenta trattenendo a stento l’incredulità e la rabbia la pensionata comasca – E adesso da Roma hanno pure il coraggio di pretendere che io mi affretti a inviare una comunicazione. Questo è un ulteriore elemento inaccettabile».
Lina non manderà alcuna risposta. «Ma cosa dovrei rispondere oggi, a distanza di trent’anni da quello che ho subito?», si chiede la donna.
L’agguerrita pensionata, però, appare molto determinata a non lasciar cadere nel vuoto questa paradossale vicenda.
«Mi piacerebbe che il premier Matteo Renzi fosse informato – dice – Ha chiesto la collaborazione dei cittadini. Bene, credo che sia giusto che sia messo al corrente di cosa accade in questo Paese, di quanti paradossi o ostacoli assurdi impediscano all’Italia di andare avanti, di ripartire. Quale futuro può offrire ai suoi giovani uno Stato italiano che impiega trent’anni a dare una risposta a un cittadino che chiede giustizia? Spero, almeno questa volta, di ottenere qualche riscontro in tempi più ragionevoli», aggiunge.

Nella foto:
Lina Grassi si appella al presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi
1 Maggio 2014

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