«Nessun muro con Como, ma ora abbiamo paura»

Parla il presidente dei commercianti di Chiasso
Carlo Coen: «La sicurezza dei cittadini deve essere posta al primo punto»
Adesso la preoccupazione c’è. I commercianti di Chiasso sono stati colpiti a freddo dalla tentata rapina di venerdì sera, quando un malvivente italiano ha sparato alla titolare di una gioielleria di corso San Gottardo, una 42enne capace pure di reagire ma rimasta, purtroppo, ferita alla testa da un colpo di pistola. Ieri mattina la polizia scientifica cantonale era ancora sul posto per i rilievi. E nonostante l’arresto del bandito, rintracciato in Italia dalle nostre forze dell’ordine, la paura

resta.
«Dall’inizio del 2011 ci sono stati, nel Mendrisiotto, 8 tentativi di rapina – dice Carlo Coen, titolare di un negozio sulla stessa strada della gioielleria rapinata e presidente del gruppo commercianti di Chiasso – e in 40 anni che faccio questo lavoro non avevo mai sentito di una simile serie di episodi di delinquenza».
L’assalto di venerdì, insiste tra l’altro Coen, «ci colpisce personalmente e ci lascia scioccati. Conosco la collega da una vita e voglio, prima di tutto, augurarle pronta guarigione». La mancanza di sicurezza, in questo momento, è una percezione forte. E Coen ricorda che «adesso i controlli alla frontiera sono diminuiti a causa degli accordi di Schengen, ma se diventare più permissivi vuol dire far aumentare la delinquenza dovremo riflettere bene su cosa fare». Nessuno spazio, invece, per il muro proposto la settimana scorsa dal leader della Lega dei Ticinesi, Giuliano Bignasca.
«Non vogliamo nessun muro di Berlino – risponde il commerciante svizzero – anche perché bisogna essere coerenti: non tutti gli italiani sono come quel rapinatore, la stragrande maggioranza è gente bravissima che viene in Svizzera per lavorare. Sono nostri amici, oltre che vicini. Ma qualcosa bisogna pur fare: la sicurezza dei cittadini deve essere posta al primo punto».
Il gruppo presieduto da Coen, allora, è pronto a muoversi. «Noi prenderemo contatto con la Federcommercio del Ticino – spiega – perché è un problema che riguarda tutti, non solo Chiasso. Vogliamo lanciare un messaggio di unione e compattezza tra tutti i commercianti, e chiediamo che Federcommercio si rivolga al governo cantonale per vedere se si può fare qualcosa per aiutare i vari comuni colpiti dalla delinquenza».
Nel frattempo, ciò che è importante fare è «rafforzare la collaborazione tra residenti, commercianti e polizia. Senza dimenticare che l’intesa tra la polizia svizzera e quella italiana è stata fondamentale per arrivare all’arresto del rapinatore».
Gli altri negozianti di corso San Gottardo, più o meno, sono sulla stessa linea di Coen. Dalla cristalleria Pfahler, ad esempio, fanno sapere che «di questi tempi la situazione è difficile, abbiamo paura che possano accadere altre rapine simili».
E, di conseguenza, si invoca una maggiore copertura del territorio da parte delle forze dell’ordine.
«I posti di blocco servono e non servono. Ieri, mentre venivano attivati, il rapinatore della gioielleria era già in Italia – spiegano – mentre abbiamo bisogno che le pattuglie girino di più da queste parti».
Aurora Scaletti, del negozio di abbigliamento Monn, spiega di aver già preso le prime contromisure. «Abbiamo installato le telecamere», dice.
Anche in questo caso non c’è però spazio per le rivendicazioni leghiste su un eventuale muro.
«Era soltanto una provocazione – nota la commerciante – e il muro non è necessario, basterebbe semplicemente rafforzare i controlli. Anche quelli in dogana, perché il problema della sicurezza c’è».
Sempre secondo la Scaletti, poi, adesso serpeggia la paura di altri episodi simili. «La rapina è accaduta a un metro da noi – racconta – e sarebbe potuta capitare qui». Di conseguenza, «ultimamente la situazione è abbastanza difficile, soprattutto per quei dipendenti che si fermano fino a tardi per chiudere la cassa. Per quel che ci riguarda, auspichiamo che la polizia faccia qualche giro in più su corso San Gottardo».

Federico Trombetta

Nella foto:
La gioielleria di Chiasso rapinata venerdì sera da un bandito italiano. Ancora oggi la scientifica ticinese era al lavoro

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