«Nessuna corruzione, solo consulenze in nero per amici»

altÈ durato due ore l’interrogatorio del funzionario dell’Agenzia delle Entrate
«Non ho mai tolto un centesimo a quanto dovuto all’Agenzia delle Entrate. Si, ammetto, facevo un lavoro in nero di consulenza, aiutavo amici che non erano in grado a compilare i moduli e i ricorsi, ma il mio compito finiva qui».
Ha parlato per quasi due ore, nell’interrogatorio di ieri davanti al giudice delle indagini preliminari, il 61enne di Como arrestato con l’accusa di corruzione aggravata in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta e ottenuta dal pubblico

ministero Massimo Astori. Rosario Lo Conte, questo il nome del funzionario che ultimamente lavorava a Erba (ma che all’epoca dei fatti contestati era impiegato a Lecco), ha quindi deciso di rispondere alle domande del giudice Maria Luisa Lo Gatto, assistito dal suo avvocato Massimo Ambrosetti. In sostanza, l’uomo non avrebbe negato i tre episodi finiti nell’ordinanza, salvo modificare le cifre soprattutto del passaggio di denaro più clamoroso, quello da 20 mila euro girato da una impresa edile del lecchese.
«Erano 10 mila e non 20 mila», avrebbe replicato al giudice, «ed erano per una serie di pratiche che avevo fatto per il commercialista e non per evitare futuri controlli all’azienda come mi contestate».
In pratica, il funzionario avrebbe ammesso il lavoro nero che svolgeva in casa sua in viale Giulio Cesare a Como, sottolineando però di non essere mai andato contro ai doveri del proprio ufficio. «Impostavo le pratiche per dei commercialisti che non sapevano come fare», avrebbe detto, «facevo insomma dei favori ad amici che si fidavano della mia competenza. Sì, era un secondo lavoro in nero con cui arrotondavo, ma non per questo ho mai sottratto un solo centesimo a quanto avrebbe dovuto incassare l’Agenzia delle Entrate».
L’avvocato del funzionario, il legale del foro di Como Massimo Ambrosetti, ha anche depositato una istanza allo stesso giudice delle indagini preliminari per chiedere la custodia cautelare ai “domiciliari”. Il gip si è riservato di prendere una decisione dopo aver chiesto il parere del pubblico ministero che ha svolto le indagini. Da ultimo, l’arrestato non avrebbe fornito elementi su altri eventuali episodi sottolineando comunque come ad agire era da solo, senza cioè l’aiuto di altri colleghi e funzionari dell’Agenzia delle Entrate, come invece sospettato dalla Procura all’atto della richiesta di esecuzione della custodia cautelare in carcere.
La vicenda del 61enne funzionario di Como è esplosa quando, all’alba di martedì scorso, la guardia di finanza di Lecco ha arrestato l’uomo. Al momento, sono tre i casi che gli vengono contestati. Riguardano distinti episodi tra il 2011 e il 2013, anche se le indagini stanno andando indietro negli anni fino al 2009: si tratta dei già citati 20mila euro (che per il 61enne erano “solo” 10 mila), di un orologio di marca da 5mila euro donato da un gioielliere di Milano e di altri 1.500 euro ricevuti da un privato per un terreno che voleva svalutare rispetto a quanto gli era stato prospettato. Ma al centro dell’attenzione, come detto, ci sarebbero altri versamenti fatti per un totale di presunti e ulteriori 25mila euro circa.

Mauro Peverelli

Nella foto:
È stato interrogato ieri il 61enne di Como arrestato ad inizio settimana con l’accusa di corruzione. Secondo la Procura avrebbe intascato mazzette per aiutare gli amici ad aggirare l’Agenzia delle Entrate

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