«Noi se cerchiamo un amico lo troviamo sempre»

Il personaggio
Alfredo Rullo, nato a Giffone nell’ottobre del ’55, residente a Cadorago, arriva in macchina, alle 19.10 del 18 aprile 2014, in una casa di Carimate. Per quella sera è in programma il conferimento della “santa”, la «prima dote della società maggiore» della ’ndrangheta.
Non un ruolo minore, insomma. E a decidere questo salto in alto nella gerarchia criminale della malavita organizzata calabrese, non sono personaggi qualsiasi, bensì Michelangelo Chindamo e Giuseppe “Melangiana” Puglisi, i due che la procura Antimafia ritiene essere alla guida dei locali di Fino Mornasco e Cermenate.

 «No perché c’è pure Alfredo». «Eh, quello che mi avete detto l’altra volta, Alfredo, Bruno e… come si chiama, Luciano», dicono i due presunti boss. Già, perché quella sera, a ricevere la “santa”, sono in tre. Oltre ad Alfredo Rullo anche Luciano Rullo e Bruno Mercuri. Tutte persone, quelle sin qui citate, arrestate nell’àmbito della recente ordinanza “Insubria” che ha sgominato i due ulteriori locali della ’ndrangheta in provincia di Como. È questo il personaggio di cui si parla in questa vicenda. Secondo gli inquirenti, Rullo avrebbe preso parte anche a tentativi di estorsione per conto della malavita, come quello a carico di un elettricista di Lomazzo cui venivano chiesti 300mila euro. Intervento di riscossione del credito portato avanti dalla ’ndrangheta in nome e per contro di un imprenditore comasco attivo nel ramo dei carburanti. E a chi chiedeva conto di come facesse a sapere l’indirizzo di una persona che gli interessava, Rullo rispondeva beffardo: «Non c’è niente da capire. Secondo te, noi se cerchiamo un amico non lo troviamo?».

M.Pv.

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