Cronaca

«Non capivo cosa accadeva, ma facevo quello che mi dicevano»

alt Alle vittime furono fatti prelevare inconsciamente (forse tramite ipnosi) 10mila euro dalle banche. Gli episodi in centro città nel febbraio e marzo 2009
La testimonianza shock di una anziana di Como raggirata dai malviventi: in due sono a processo

(m.pv.) «Quell’uomo mi fissava. Me lo ricordo bene sa? Era alto, aveva due occhi grandi e tondi. Il complice invece era piccolino, mi stava alle spalle, non lo vedevo ma lo sentivo parlare in continuazione. Non so cosa mi sia successo. Facevo quello che mi dicevano, ero come guidata. Così sono entrata in banca, ho prelevato 6mila euro e li ho consegnati. Sono anche salita in macchina con loro. Pensi che io vado in macchina solo con mio marito, nemmeno con le

persone che conosco. Invece quel giorno non mi sono fatta problemi. Poi mi hanno mandato in tabaccheria a prendere un bollo. Quando sono tornata non c’erano più. Solo in quel frangente mi sono ripresa e ho capito cosa era accaduto».
Quello appena riportato è il racconto shock fatto ieri in aula da una 73enne di Como, abitante in via Leoni, vittima di una coppia di malviventi finita a processo per un doppio raggiro ai danni di anziane della città. Davanti al giudice – difesi dagli avvocati Simone Gilardi e Pietro Bassi – sono comparsi solo “virtualmente” (in quanto ancora oggi irreperibili) un 64enne di Malgrate (Lecco) e un 65enne di Formia, in provincia di Latina. Sono accusati dalla procura dei raggiri andati in scena il 25 febbraio e il 9 marzo del 2009 in centro città. In entrambi i casi ad essere avvicinate furono due anziane – una di 73 anni, già citata, e una 85enne di via Recchi – che vennero convinte a prelevare 6mila e 4mila euro dalle proprie banche con modalità simili. Alla prima fu anche rubato un cellulare e la borsa con la spesa appena fatta.
Ieri le due vittime sono state sentite in aula e hanno ricordato quelle ore in balia della coppia, tentennando però (almeno in un caso) sul riconoscimento fotografico dell’uomo di Formia.
«Uno dei due, quello più alto, mi disse che arrivava da Ginevra e che aveva portato 20mila euro da consegnare, per conto del padre morente, ad un medico che l’aveva salvato in guerra – ha riferito in aula la donna – A quel punto entrò in scena il complice che si offrì di aiutarlo e mi spinse a fare altrettanto. Ci informammo su dove lavorasse questo medico, per poi scoprire che era morto. La telefonata la fece il complice che poi ci diede la notizia. Io non so a questo punto cosa sia successo. So solo che non capii più nulla. Non mi forzavano, ma facevo esattamente quello che mi dicevano. Uno mi fissava, l’altro continuava a parlare. Salii in macchina con loro, andai alla mia banca in piazza Cavour, il Credito Italiano, prelevai 6mila euro e li consegnai. Pensi: io ho una gemella, e proprio in quel momenti si sentì male anche lei». Si torna in aula in maggio.

Nella foto:
Due anziane sono state prese di mira e raggirate da due uomini ora a processo
5 marzo 2013

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