«Non ci furono false fatturazioni». Soddisfatto il commercialista Corbella

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Una vicenda nata nel 2010
La sentenza di non luogo a procedere dà ragione al noto professionista

(m.pv.) Non luogo a procedere e vicenda chiusa. Una richiesta avanzata non solo dalla difesa, ma anche dalla Procura di Como, rappresentata in aula dal pubblico ministero Mariano Fadda. Volontà poi sancita dalla sentenza del giudice dell’udienza preliminare, Maria Luisa Lo Gatto, che ha posto la parola fine all’intricato fascicolo giudiziario che ha visto coinvolto il noto commercialista Luigi Corbella. Una indagine nata anni fa dalla denuncia fatta da una donna di Appiano Gentile che lavorava

in una Onlus finita – secondo il racconto della denunciante – in un giro di presunte false fatturazioni con la cifra di 59.180 euro occultata al fisco.
Dubbi erano però già sorti nel corso delle precedenti udienze, tanto che fu addirittura disposta una perizia calligrafica sulla firma in calce ad una presunta ricevuta (anche se poi non si era riusciti a stabilire con certezza a chi appartenesse).
Decisivo invece sarebbe stato un telegramma che Corbella inviò alla donna prima che questa presentasse l’esposto in Procura. Documento in cui il commercialista ricordava alla signora che avrebbe dovuto pagare le imposte. Difficile dunque conciliare questa prova fornita dalla difesa (rappresentata dall’avvocato Francesco Tagliabue) con la volontà di costruire un giro di false fatture per operazioni inesistenti, come invece sostenuto nel capo di imputazione. La donna, dal cui esposto in Procura sono partite le indagini, non si è costituita parte civile. Ieri, quindi, è stato lo stesso pm a chiedere il non luogo a procedere per il professionista, molto noto in città, in quanto anche revisore dei conti in importanti società pubbliche come Csu, Villa Erba e la Canturina Servizi.
La signora di Appiano Gentile, che lavorava a tempo determinato presso una Onlus finita nel giro delle presunte false fatturazioni, raccontò che il commercialista le aveva fatto aprire la partita Iva per poi emettere fatture per operazioni inesistenti, emettendo poi assegni di importo pari a quello delle fatture che la signora immediatamente cambiava per consegnare denaro contante al professionista. Il tutto, secondo l’accusa iniziale, per far indicare nelle dichiarazioni annuali del periodo di imposta 2007-2008, elementi passivi fittizi per quasi 60mila euro. Un racconto che è però crollato davanti agli elementi che sono emersi di fronte al giudice delle indagini preliminari di Como che ha quindi letto la sentenza di non luogo a procedere per Corbella.
«Siamo molto soddisfatti per l’esito della udienza preliminare di oggi e per la decisione del giudice – ha commentato ieri mattina a caldo, subito dopo la lettura della sentenza, l’avvocato Francesco Tagliabue – È stata provata la totale estraneità del mio assistito in questa vicenda e, allo stesso tempo, è stata ribadita la correttezza del suo operato professionale. Ma la cosa che ancor più ci soddisfa è il fatto di aver trovato un pubblico ministero che ha saputo ascoltare anche le nostre tesi difensive, e che poi non ha avuto problemi a tornare sui passi che fino a ieri erano stati compiuti dalla pubblica accusa per chiedere al giudice il non luogo a procedere, richiesta a cui ovviamente ci siamo associati». Il gup ha poi fatto il resto, chiudendo una vicenda che si era aperta addirittura nell’ormai lontano 2010.

Nella foto:
La sentenza di non luogo a procedere è stata letta ieri mattina in tribunale a Como dal giudice dell’udienza preliminare

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