«Non possiamo più usare la crisi come alibi»

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L’assemblea dell’Ance
L’appello del presidente degli edili lariani: «Siamo imprenditori solo se creiamo valore aggiunto per noi e per i nostri lavoratori»

Un discorso pronunciato con il cuore in mano. Un atto di coraggio – nonostante i pessimi numeri dell’edilizia – in vista di un futuro migliore.
«Perché sarà così. Dobbiamo e possiamo essere ottimisti, soprattutto sfruttando il fatto che il nostro territorio è nel cuore dell’Europa, in una posizione strategica. È una possibilità da non lasciar scappare», ha detto Luca Guffanti, presidente di Ance Como (Associazione nazionale costruttori edili) durante l’assemblea generale degli associati, svoltasi

ieri pomeriggio in via Briantea. Una convinzione che ha solide fondamenta. «La crisi c’è ma non possiamo più usarla come alibi. Il mercato va affrontato per quello che è adesso. Non possiamo definirci imprenditori solo perché abbiamo ereditato un’azienda. Lo saremo dopo aver creato valore aggiunto per noi e per i nostri lavoratori», dice il presidente Guffanti.
Questo lo sprone, accolto con entusiasmo dai colleghi presenti. Prima però di delineare la ricetta per superare l’empasse attuale, non si possono trascurare i numeri. Innanzitutto la crisi delle abitazioni. Tra il 2006 e il 2012 le compravendite di case si sono ridotte del 53,2%. Per le compravendite non residenziali la caduta è stata del 59%. Il credito per l’acquisto di immobili è sceso del 41% nel settore residenziale e del 48% in quello non residenziale. Imprese e occupazione ne hanno ovviamente risentito. Dalle 963mila ore lavorate nel 2008 si è scesi fino a 526mila ore, con un calo del 45,3%. Numeri sconfortanti anche quelli in arrivo dalla Cassa edile dove le imprese iscritte sono passate da 1.668 (2008) a 1.131 (2012), con una riduzione del 32% e gli operai sono passati da 7.003 a 4.856 (-30,7%). «Noi operiamo nell’estremo Nord d’Italia ma soprattutto siamo nel cuore dell’Europa. La gran parte dei flussi commerciali da e verso l’Europa passeranno sempre più dal nostro territorio. Soprattutto quando tra pochi anni la vicina Svizzera aprirà l’Alptransit (il traforo sotto le Alpi pronto per dicembre 2016, ndr). Il nostro è inoltre un territorio dove c’è la voglia di fare squadra con i nostri vicini di Varese, Lecco e Sondrio. Un insieme di fattori decisivi per il rilancio».
E in tale ottica uno degli strumenti principali di cui «disponiamo sono i Pgt (Piano di Governo del Territorio), fondamentali per creare opportunità di benessere per le imprese. Molte amministrazioni del territorio lo hanno capito», dice Guffanti.
Un discorso apprezzato anche dalle autorità presenti, a partire dal prefetto di Como, Michele Tortora, che però dovrà tenere conto anche di altre cifre. Gli investimenti in costruzioni nel 2012, in provincia di Como, sono stati poco meno di 1,4 miliardi. Dal 2005 al 2012 si sono ridotti del 22%. Nella nuova edilizia residenziale, che ha visto il livello degli investimenti superare di poco, nel 2012, i 240 milioni di euro, la riduzione è stata invece del 52%. E nel comparto della nuova produzione non residenziale (131 milioni investiti nel 2012) è stata del 45% in meno.
«Anche l’attività di riqualificazione che oggi con 862 milioni vale il 70% dell’attività del nostro settore, è diminuita del 6,3%», ha precisato il numero uno di Ance Como. Solo le opere pubbliche hanno sostenuto tra il 2010 e il 2012 il mercato «grazie, ad esempio, a grandi interventi come la terza corsia della A9 e la Pedemontana)», ha detto Guffanti.
Nel 2012 il mercato delle opere pubbliche ha raggiunto – tra opere del genio civile ed edilizia non residenziale pubblica – i 138 milioni di euro. Anche questo settore si è però bloccato: nel 2012 e soprattutto nei primi 5 mesi del 2013, gli appalti di opere pubbliche hanno toccato i valori minimi dal 2002 tanto che il calo degli importi messi in gara è stato del 92%. La visione emersa dai numeri, elaborata dal Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio) per conto di Ance Como, non è incoraggiante.
«A ciò si aggiungono le vessazioni che lo Stato ci impone. Un carico fiscale eccessivo. Noi non veniamo pagati per i lavori svolti per la pubblica amministrazione e siamo costretti a esporci a indebitamenti bancari. Siamo però ottimisti», conclude il presidente Guffanti. Il settore deve ritornare a essere trainante anche perché «l’edilizia, intesa come imprese di costruzioni, incide sul Pil per il 17% e considerando anche l’indotto si arriva al 25%», ha detto Luigi Colombo, presidente di Ance Lombardia.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
L’assemblea generale di Ance Como, ieri pomeriggio presso la sede di via Briantea. Sotto a destra, il presidente Guffanti ( Mv)

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