Lo «Spazzacorrotti» retroattivo è illegittimo: la questione partì da Como

palazzo di giustizia como

Il dubbio era partito da Como, e da una ordinanza scritta dal magistrato Maria Luisa Lo Gatto quale giudice dell’Esecuzione lo scorso 8 marzo 2019. Nell’ambito di una vicenda per peculato, che aveva riguardato un avvocato comasco condannato a 4 anni di carcere, accogliendo le argomentazioni difensive dell’avvocato Paolo Camporini e del professor Vittorio Manes, il giudice sospese l’esecuzione della pena scarcerando il legale che solo il giorno prima – in forza della legge denominata “Spazzacorrotti” (che impediva la sospensione della pena e misure alternative al carcere per reati contro la pubblica amministrazione) – l’aveva portato in cella. Al centro del contendere l’interpretazione della norma e della sua retroattività rispetto all’entrata in vigore della stessa. Ai dubbi di Como, si erano aggiunti quelli di altri tribunali. E ieri, è stata proprio la Corte Costituzionale a stabilire che l’applicazione retroattiva dello «Spazzacorrotti» è incostituzionale. La norma era entrata in vigore il 31 gennaio 2019: non erano però stati previsti regimi transitori e fu dunque applicata a tutti, anche a chi prima di quella data era stato condannato e avrebbe però potuto godere di benefici. La Consulta ha invece sancito che la retroattività è illegittima e incompatibile con l’articolo 25 della Costituzione, secondo cui «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.