Lo spettro anti-italiano gioca brutti scherzi alla politica ticinese

La caccia ai fantasmi produce sempre risultati inattesi. Gli spettri sono materia impalpabile e la politica dovrebbe tenersene alla larga. Un esempio giunge dal Canton Ticino, dove l’ossessione anti-italiana – che ormai contagia tutti gli attori della scena pubblica – rischia di sfociare in una farsa.
Il Parlamento di Bellinzona ha ipotizzato una manovra fiscale all’apparenza penalizzante per i frontalieri con il duplice obiettivo di raggranellare qualche soldo (anche le casse della ricca

Svizzera sono alquanto in difficoltà) e di dare un segnale ai cittadini.
Le elezioni si avvicinano – si vota ad aprile del prossimo anno per governo e Gran Consiglio – e mostrare i muscoli colpendo a raffica i lavoratori provenienti d’oltrefrontiera è uno sport tutto sommato facile e privo di rischi.
L’idea è semplice. Si aumenta il coefficiente d’imposta alla fonte di 22 punti percentuali (da 78 al 100) e si raccolgono così una ventina di milioni di franchi. L’imposta alla fonte, in Ticino, è applicata in pratica soltanto ai frontalieri. I quali si vedrebbero tassare il salario, mediamente, di 15-20 franchi al mese in più. Un’inezia in termini assoluti. Per una manovra dagli aspetti totalmente contraddittori.
I deputati e i partiti in cerca di voti potranno, in campagna elettorale, rivendicare la loro manovra dal sapore populista. Ma eviteranno, ovviamente, di riflettere sul corollario.
Il piccolo aumento delle tasse nella busta paga dei frontalieri avrà infatti come primo effetto il ristorno di una valanga di soldi nelle casse dei Comuni di frontiera. Si parla di 8 milioni di franchi all’anno. Non c’è dubbio che la cosa farà piacere ai sindaci italiani. Ma dovrebbe anche far saltare i nervi a chi, leghisti di turno ed epigoni dell’ultima ora, quegli stessi ristorni vorrebbe ridurre se non addirittura cancellare. Inoltre, la manovra ipotizzata a Bellinzona non aiuterà minimamente a risolvere il vero problema che attanaglia l’economia del Cantone, vale a dire l’esplosione del dumping salariale. I ghostbuster ticinesi confondono gli spettri con le streghe. Per questo soffiano sul fuoco senza timore di bruciarsi le mani.

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