Lo spot ticinese contro gli artigiani può avere un effetto boomerang

altLa difesa a riccio I commenti dei consiglieri regionali lariani sull’iniziativa
Dotti chiede di convocare a Como la commissione lombardo-svizzera
Artigiani italiani? No, grazie. È il concetto che ispira uno spot sostenuto dalla Camera di Commercio del Canton Ticino contro l’invasione di lavoratori italiani, che fino a ottobre martellerà il pubblico rossocrociato di lingua italiana sui canali La1 e La2 della Rsi e sull’emittente Teleticino.

Inviterà i cittadini elvetici a non far lavorare muratori, idraulici e imbianchini italiani, che al momento di pagare il conto risultano molto meno onerosi dei colleghi svizzeri.
Un appello a serrare le fila contro la concorrenza italica che rischia di tradursi in un boomerang. Lo sostengono i consiglieri regionali lariani che abbiamo interpellato sulla questione, anche perché i nodi da sciogliere sono molti: siamo ad esempio ancora alle prese, da questa parte del confine, con il nodo della salvaguardia dei ristorni, fondamentali per i Comuni e le realtà di frontiera.

«Il problema degli artigiani italiani impegnati in Svizzera è da tempo al centro del dibattito della commissione speciale del Pirellone dedicata ai “Rapporti tra Lombardia, Confederazione Elvetica e Province autonome – spiega il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Francesco Dotti, che ne fa parte insieme con Daniela Maroni (lista Maroni presidente) e Luca Gaffuri (Pd) – Parlo da artigiano che vive sul confine. Il tema molto sentito e la disparità a favore degli italiani sono sotto gli occhi di tutti: l’artigiano tricolore costa 25 euro l’ora, quello svizzero 43 franchi l’ora. La protesta sta montando, il peso politico delle categorie coinvolte è notevole e purtroppo si tratta di una questione alquanto spinosa. Di cui dovremo investire anche il presidente regionale Roberto Maroni. Occorrerà sedersi attorno a un tavolo, anche per tenere una seduta della nostra commissione proprio qui a Como».
Come uscire dall’impasse?
«Evitando di alzare la voce, e di approfittare della situazione a proprio vantaggio. Una effettiva tracciabilità delle nostre imprese, che ne garantisca la serietà in modo concreto, sarebbe, tanto per fare un esempio, utile anche a noi e non solo agli svizzeri. Solo con accorgimenti di questo tenore troveremo una mediazione vantaggiosa per tutti».
«Non ho mai fatto politica. Parlo da cittadina che ha visto la sua categoria, quella dei benzinai, praticamente annientata dalla concorrenza elvetica per quarant’anni, prima dell’avvento della carta sconto – dice Daniela Maroni – Non ho visto ancora lo spot incriminato, ma credo anch’io che occorra abbassare i toni e non puntare su campagne stampa offensive. Siamo di fronte a nuovi scenari economici, con i quali tutti insieme dobbiamo fare i conti. Si chiamano “liberalizzazione” e “delocalizzazione”: l’esperienza insegna che dobbiamo puntare a uno scenario condiviso, dove tutti si possa convivere mettendo in pratica regole corrette. Certo, mi lascia perplessa che dietro lo spot tv ticinese ci sia la Camera di Commercio cantonale, non la trovo una politica condivisibile, anche perché abbiamo l’Expo 2015 alle porte e l’internazionalizzazione dei mercati dovrebbe aprirci un po’ di più gli orizzonti. Non trovo giusto che i vicini svizzeri aprano le porte solo quando fa comodo a loro».
Secondo Luca Gaffuri, «si è scatenata una vera epidemia anti-italiana, anche grazie a iniziative come la campagna “Balairatt” dell’Udc, con i frontalieri italiani rappresentati come topi che rubavano il formaggio svizzero. Occorre quanto prima riavviare il dialogo transfrontaliero su questi temi e limitare le contrapposizioni che rischiano di penalizzare i frontalieri e le piccole imprese italiane. Ma anche le iniziative mirate solo a calvalcare la “ticinesità” delle imprese svizzere, che sono spesso tenute in piedi dai nostri frontalieri. Occorre far capire agli imprenditori ticinesi che c’è una sfida da vincere tutti insieme, ed è quella di rivolgersi in modo efficiente ad altri mercati, ad esempio oltre Gottardo. Per fare sistema occorre siglare partnership di tipo produttivo e commerciale».
Il consigliere regionale lariano di Forza Italia Alessandro Fermi, infine, fa leva sul patriottismo ferito: «Guardo con ribrezzo a questo spot, nato da valutazioni “di pancia” e non di tipo economico. In un momento difficile come l’attuale, è un atteggiamento dannoso. Anche per la Svizzera. Sempre pronta a salire sul pulpito, a predicare. A fare i conti senza l’oste. Ma ricordo che da sola, senza lavoratori italiani, presto si fermerebbe. E non parlo solo di artigiani. Pensate a cosa succederebbe se i centri commerciali ticinesi non potessero più contare sulla clientela italiana. Mi stupisco che a lanciare la campagnia sia coinvolta anche la Camera di Commercio ticinese. Così facendo, dimostra di dimenticare gli indicatori economici obiettivi di cui può far conto nelle sue analisi».

L.M.

Nella foto:
fotogramma dello spot tv: un giovane che con la canna dell’acqua annaffia il prato verde di un vicino di casa, mentre l’erba del proprio giardino è già ingiallita. A un certo punto il protagonista, tutto contento, sorride e fa addirittura l’occhiolino a una ragazza. Subito dopo gli arriva però una pallonata in faccia e finisce a terra. Lo slogan è: “Ogni goccia che cade lontano rende il vostro prato meno verde. Investire nel giardino del vicino può essere pericoloso”

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