Lo sputo della discordia

La polemica – Tra sanzioni e smentite tiene banco la gara Cantù – Benetton sospesa per qualche minuto dall’arbitro
Uno sputo (presunto) che divide. Un episodio che ha portato Cantù al centro dell’attenzione non per i risultati della sua squadra (che comunque ha vinto con la Benetton), ma per la clamorosa decisione dell’arbitro Fabio Facchini. Il direttore di gara domenica ha sospeso la partita per qualche minuto dopo che – a suo dire – è stato insultato e ha ricevuto uno sputo dopo aver fischiato un fallo antisportivo al canturino Georgi Shermadini.
La gara è stata fatta riprendere quando uomini della
security hanno portato fuori dal palazzetto il tifoso (tra l’altro minorenne) “reo” di aver compiuto il misfatto.
Per quanto avvenuto ieri, dopo la lettura del referto degli arbitri, la società è stata sanzionata con una multa di 3.000 euro, per insulti e sputi ai direttori di gara.
Il giovane allontanato – di cui omettiamo il nome in quanto minorenne – sul suo profilo di Facebook – visibile pubblicamente – si chiama fuori. «Ribadisco di non aver sputato a nessuno nella maniera più assoluta – afferma – innanzitutto non essendone capace, secondariamente essendo i giocatori di Treviso a distanza fisicamente impossibile da raggiungere e, in terzo luogo, essendo una persona globalmente educata».
Su quanto avvenuto, dunque, ci sono due verità. Ma quella che fa testo, per i regolamenti, è quella degli arbitri. Ed è una vicenda che comunque divide e che ha fatto scalpore.
E anche tra importanti personaggi dello sport i pareri sono differenti. Dino Meneghin, presidente della Federazione, la pensa in un modo, mentre Pierluigi Marzorati, numero uno del Coni lombardo e “storico” capitano di Cantù, analizza l’episodio in maniera completamente differente.
«Io penso che i sostenitori – spiega Dino Meneghin – debbano manifestare il loro entusiasmo, fare il tifo a favore e comunque senza mai eccedere. E, in ogni caso, io considero lo sputo una cosa ignobile».
«Gli arbitri fanno il loro dovere – aggiunge il presidente della Fip – e se qualcuno sputa non rispetta i tifosi canturini, che sono sì caldissimi ma sono sempre corretti. E non voglio dimenticare che le famiglie vanno nei palazzetti per vedere uno spettacolo, per vedere le squadre giocare bene, non per sentire insulti e offese».
Meneghin difende la categoria arbitrale: «I direttori di gara meritano rispetto perché fanno il loro lavoro con onestà, trasparenza e correttezza». Il presidente Fip poi conclude con un appello: «Io penso che nelle situazioni di grande tensione debbano essere i capitani a intervenire ai microfoni e a calmare le persone. Per evitare inutili tensioni, serve la collaborazione di tutti».
Non la pensa così Pierluigi Marzorati che tra l’altro domenica scorsa, come sua abitudine, ha seguito dal vivo la gara della squadra di cui è stato uno dei giocatori più grandi. «L’arbitro Facchini ha sbagliato – dice il presidente del Coni regionale – Non condivido il fischio del fallo antisportivo a Shermadini sanzionato dopo essere andato a parlare con Andrea Trinchieri, allenatore di Cantù».
E su quello che è avvenuto in quei frangenti Marzorati dice: «La mia opinione è che un arbitro deve stare attento e non deve essere protagonista a tutti i costi» afferma, e poi aggiunge che nei confronti di Cantù e del suo pubblico c’è anche un pregiudizio.
«Diciamocelo chiaramente – spiega – Noi tutti ci sorprendiamo quando al lunedì Cantù non viene multata. L’impressione è che questa società venga considerata una mucca da mungere».
«Ad esempio – spiega l’ex capitano – quando è arrivata a giocare Bologna ci sono stati sfottò ironici verso il presidente di Bologna, Claudio Sabatini, che aveva fatto di tutto per portare Kobe Byant in Italia e non ci è riuscito». Sabatini, effettivamente, aveva scritto anche al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. «Insomma, su questa vicenda si poteva anche ironizzare, dice Marzorati – ma Cantù è stata multata».
«In conclusione, io dico che tutti devono rispettare le regole – termina il numero uno del Coni lombardo. Ma il discorso vale anche per gli arbitri».

Massimo Moscardi

Nella foto:
L’abbandono del campo tra evidenti sguardi di perplessità

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