Lo “Statuto dei frontalieri” diventa una proposta di legge. Il sindacato: «Serve subito»

Dogana Frontalieri

Cinque articoli. La proposta di legge per l’istituzione di uno «Statuto dei lavoratori frontalieri» è stata presentata in Parlamento da Cgil, Cisl e Uil durante un’audizione (in teleconferenza) svolta davanti alle commissioni congiunte Trasporti e Lavoro.
Cinque articoli con i quali le tre confederazioni Cgil, Cisl e Uil chiedono di sancire, in via definitiva, l’unicità del lavoro svolto da chi vive in Italia ma ha un impiego in un Paese straniero.
Il responsabile nazionale della Uil frontalieri, Raimondo Pancrazio, spiega i termini della proposta. «Con il primo articolo viene stabilita una definizione nuova di frontaliere, al passo con i tempi. Quella attuale non ha più senso, è disancorata dalla realtà: basti pensare al telelavoro. Nel secondo articolo viene sancita la parità di trattamento, cosa ancora oggi messa pesantemente in discussione. Troppi frontalieri guadagnano meno dei loro colleghi residenti o cittadini del Paese in cui si lavora. Chiediamo poi, nel terzo articolo, l’istituzione di un osservatorio nazionale e il monitoraggio del frontalierato, altro punto di cui si discute da anni e mai risolto».
È chiaro che le norme fissate in un simile statuto dovrebbero essere accolte in primo luogo dagli Stati esteri, cosa non semplice. E proprio per questo, all’articolo 4, il sindacato ipotizza la creazione di forme condivise di «dialogo transnazionale, soprattutto in materia di verifica dei diritti. La mancata cooperazione tra Paesi – dice Pancrazio – danneggia il lavoratore. Faccio un esempio: l’assistenza al reimpiego dei licenziati oggi non esiste. Quanti frontalieri italiani che hanno perso il lavoro sono andati a iscriversi all’ufficio di collocamento svizzero chiedendo, come sarebbe loro diritto, di poter compiere il percorso di reinserimento nel mondo del lavoro? Glielo dico io: nessuno».
Per questo servono precisi accordi bilaterali, oggetto dell’ultimo dei 5 articoli della proposta di legge.
«Ai deputati delle commissioni Trasporti e Lavoro – dice Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale dei frontalieri della Cgil – abbiamo consegnato una relazione dettagliata in cui si elencano tutti i problemi aperti. E abbiamo ribadito, per ciò che concerne la trattativa in atto con la Svizzera per la riforma dell’accordo del 1974, che quello attuale non è il migliore dei momenti. La pandemia sta dilagando, non c’è alcun miglioramento visibile nelle aree di confine, in particolare in quelle tra le province pedemontane della Lombardia e il Ticino. Lavoratrici e lavoratori si ritroveranno alle prese, nei prossimi mesi, con un’inevitabile crisi occupazionale determinata proprio dagli effetti del Coronavirus. Forse è di questo che dovremmo in primo luogo discutere».
In ogni caso, nella relazione consegnata ai parlamentari il sindacato ha ribadito le sue osservazioni e le sue obiezioni alla proposta di modifica dell’accordo siglato nel 1974.
«La scelta di superare l’accordo del 1974, oltre che le ragioni economiche, dovrebbe registrare il cambio oggettivo delle condizioni del lavoro frontaliero», sostengono con forza Cgil, Cisl e Uil, chiedendo di fatto all’Italia di pretendere dalla Svizzera parità di condizioni.
E poi c’è la questione del cosiddetto “doppio binario”, il sistema che punta a salvaguardare le condizioni del trattamento attuale dei frontalieri «rideterminando nuove regole» per chi entrerà in futuro nel mercato del lavoro ticinese. Il doppio binario non piace al sindacato perché «viola il principio costituzionale di eguaglianza tra i lavoratori» e introduce «ulteriori elementi di dumping in un mercato del lavoro, quello elvetico, che ne è già fortemente caratterizzato, anche in virtù di una relazione stretta tra crescita dei salari e riduzione delle tutele e delle protezioni sociali». Si deve «evitare di porre in concorrenza vecchi e nuovi lavoratori – dicono Cgil, Cisl e Uil – attraverso strumenti di accompagnamento sindacali e fiscali (individuabili anche nell’ambito della riforma di prossima discussione quali: aliquote di vantaggio, rimodulazione della franchigia, misure di accompagnamento e tempi di transizione più lunghi».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.