Lo storico: «L’Insubria esiste, la Padania no»

Antonio Maria Orecchia docente di Storia contemporanea
«La regione insubrica, dal punto di vista storico, è un concetto senza dubbio valido. Non ho nulla da eccepire in merito. Certo è che bisogna aspettare di vedere come l’idea dell’accorpamento delle province viene realizzata in via concreta». Antonio Maria Orecchia, docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria, risponde con queste parole alla richiesta di un commento rispetto al provvedimento del governo Monti volto all’abolizione di alcune amministrazioni provinciali. Lecco, Varese e Como incluse.
«Se consideriamo che
 in epoca risorgimentale le Province erano 59 e, ora, sono passate a essere 110, ci rendiamo conto che un problema di sovraffollamento c’è – continua il professore – quindi è appropriato diminuirne la quantità. Soprattutto se consideriamo che le amministrazioni provinciali rischiano di essere un parcheggio per un ceto dirigente non realmente necessario. Tuttavia, se mi dovessi trovare a decidere se abolire le Province o le Regioni, sceglierei le seconde».
Un’ affermazione che tradisce un punto di vista quantomeno eterodosso, spiegato da Orecchia in una prospettiva storica. «Guardando al passato, l’istituzione provinciale ha radici storiche più radicate di quella regionale. La Provincia di oggi corrisponde all’antico concetto di città con la propria area di influenza, circondata dal contado. Ora, però, a fronte del bombardamento anti-Province e del provvedimento già in procinto di attuazione, direi che il risultato positivo può essere dato dalle modalità con cui si sceglie di rimodellare l’assetto amministrativo della nostra zona».
Davanti alla preoccupazione espressa da alcuni per l’eventuale perdita dell’identità provinciale – comasca, nello specifico – Orecchia afferma di poter comprendere senza, tuttavia, condividere. «In una certa prospettiva, capisco i dubbi rispetto a un provvedimento del genere. Però sono di un altro avviso. Il fondamento delle identità non è la Provincia, bensì il Comune. Il passato storico italiano, in gran parte della penisola, è di stampo comunale. Con il venire meno delle amministrazioni provinciali, si può vedere nella singola città una base per il senso di appartenenza».
Il parere del docente e ricercatore comasco pende a favore del ridisegnamento dei confini regionali che, nel caso del trittico Como, Varese, Lecco, andrebbe a ricordare il territorio occupato un tempo dalla popolazione degli insubri. Territorio la cui eventuale re-istituzione è considerata dalla Lega Nord come «un’occasione per aprire un dialogo con il Canton Ticino e per rivendicare l’autonomia da Roma», come scritto in un comunicato stampa diffuso ieri.
«Sicuramente rivendicare l’autonomia sulla base della “regione insubrica” ha più senso che farlo parlando di Padania – ha commentato Orecchia – A differenza dell’Insubria, la Padania non esiste. E lo sto dicendo da federalista, sostenitore, però, di un federalismo che unisce anziché dividere».

Matteo Congregalli

Nella foto:
Uno dei loghi dell’Università dell’Insubria

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