Lo studio: Svizzera, Paese di migranti. E in Ticino gli italiani sono ormai oltre 100mila

Svizzera, bandiera Svizzera

Sono sempre di più gli italiani che vivono in Svizzera e in Canton Ticino. E crescono anche gli italiani che scelgono di diventare cittadini elvetici, pur mantenendo il passaporto dell’Unione Europea. Due anni fa, un’indagine della Commissione Federale della Migrazione (Cfm) aveva portato alla luce quanto già molti sospettavano: «uno svizzero su quattro, residente all’interno o all’esterno dei confini nazionali, possiede almeno una seconda cittadinanza».
Molto probabilmente, aggiungeva il rapporto della Cfm, «si tratta di cifre anche più elevate perché i dati disponibili si riferiscono soltanto alle persone di età superiore ai 15 anni».
Una nuova ricerca, questa volta condotta dall’Ufficio Federale di Statistica (Ust, l’equivalente della nostra Istat) e pubblicata qualche giorno fa sul sito dell’amministrazione elvetica – purtroppo soltanto in tedesco e francese, non in italiano – ha confermato quel vecchio dato aggiungendo alcuni numeri. Il più interessante dei quali è sicuramente relativo alla percentuale di popolazione residente nella Confederazione con un «passato migratorio». Stiamo parlando del 38% degli oltre 7,2 milioni di abitanti del Paese alpino. In pratica, 4 svizzeri su 10 sono nati in uno Stato diverso da quello in cui vivono attualmente. Di questi, almeno 275mila sono italiani.
Il dato è impressionante se si prende il solo Canton Ticino. Su 305mila residenti, sono soltanto 142mila coloro i quali «non hanno un passato migratorio». Meno della metà. Circa 120mila sono invece i migranti di prima generazione e quasi 40mila i migranti di seconda generazione.
Questo fa capire come sia cambiata la conformazione sociale del cantone di lingua italiana negli ultimi decenni. In sostanza, in Ticino vivono oggi all’incirca 100mila italiani, una parte dei quali ha acquisito nel tempo la doppia cittadinanza. Ci sarebbe da riflettere sulla capacità di inclusione mostrata nel tempo dallo stesso Ticino e, ovviamente, sulla risposta “sovranista” che questo tipo di realtà sociale ha indotto, soprattutto negli ultimi 20 anni.
Nei loro studi, i ricercatori della Cfm e dell’Ust hanno tentato di comprendere i motivi di questa «esplosione» dei doppi passaporti. «Chi acquisisce la cittadinanza del Paese d’accoglienza può usufruire di diversi vantaggi – si legge nello studio della Cfm – lo Stato elvetico concede ai suoi cittadini non solo la libertà di domicilio senza alcuna restrizione, ma anche la protezione diplomatica all’estero e la garanzia di poter rientrare in qualunque momento nel Paese. La cittadinanza acquisita è inoltre un atout a livello socio-economico in quanto riduce i fattori di discriminazione nel mercato del lavoro e dell’alloggio. Infine, e soprattutto, la naturalizzazione consente agli stranieri di godere di pieni diritti politici, permettendo loro di far valere le proprie opinioni e i propri interessi nel processo democratico su un piano di parità». E contrariamente a quanto affermato da molti sovranisti, diventare svizzeri mantenendo il passaporto del Paese d’origine non attenua il sentimento positivo verso la comunità di approdo.
«Dalle analisi risulta che il timore secondo cui i binazionali residenti in Svizzera non si identificherebbero abbastanza con il Paese di residenza è praticamente infondato – scrivono infatti i ricercatori della Cfm – Al contrario, si denotano forti segnali secondo cui la maggiore volontà di naturalizzarsi, associata al riconoscimento della doppia cittadinanza, incoraggia l’integrazione socioeconomica e socioculturale degli interessati. Mancano poi le prove empiriche a sostegno dell’ipotesi secondo cui i doppi cittadini sarebbero meno fedeli allo Stato e parteciperebbero meno spesso o in modo meno informato alla vita politica rispetto ai cittadini con un solo passaporto. Di nuovo, la maggiore volontà di naturalizzarsi associata al riconoscimento della doppia cittadinanza avrebbe invece effetti positivi in termini non solo di integrazione economica e sociale, ma anche in termini di partecipazione politica. Ciò significa che l’accettazione della doppia cittadinanza fornisce un importante contributo alla stabilizzazione del sistema elvetico».
Insomma: mentre Lega dei Ticinesi e Udc svizzera tuonano contro i troppi stranieri che stanno «invadendo» il territorio elvetico, gli esperti dell’autorità federale descrivono un Paese sempre più nuovo e più coeso, grazie anche e soprattutto all’apporto di decine di migliaia di stranieri che scelgono di vivere in uno dei 26 cantoni, diventando magari con il tempo cittadino rossocrociato. Una bella contraddizione, non c’è che dire.

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