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«Lockdown mascherato, colpisce solo alcune categorie». Confcommercio contro il Decreto del premier Conte

«Un lockdown mascherato». Ma non solo: «Abbiate il coraggio di farci chiudere». La tensione in Confcommercio Como è alta e il comunicato uscito dal consiglio straordinario dell’associazione di via Ballerini, che si è riunito lunedì, ha toni decisamente duri, seppur venati dallo sconforto nel veder sfumare impegno e risorse messe in campo per cercare di contrastare o, meglio, di convivere con il Coronavirus senza dover rinunciare alle proprie attività. Ma il nuovo Dpcm che ha previsto limitazioni a bar, ristoranti ed altri esercizi, ha dato la spallata definitiva a un settore che sta vivendo mesi difficili. Da qui l’amara valutazione di Confcommercio Como guidata dal presidente Giovanni Ciceri. «Con il nuovo Dpcm del 24 ottobre il Governo sferra il colpo di grazia a ristoranti, bar, palestre ed altre attività che hanno davvero fatto di tutto per esercitare in totale sicurezza le attività. Quanto deciso è un “lockdown mascherato” che colpisce però solamente alcune categorie e incredibilmente non prevede nulla per quei settori, come il trasporto pubblico, considerati, dagli esperti virologi, ad alto rischio di nuovi focolai». Il consiglio di Confcommercio, dunque, ha chiesto provocatoriamente di «tornare a un lockdown generale eliminando le discriminazioni tra le categorie. Sono essenziali e non derogabili gli annunciati ristori, ma – aggiunge il direttivo – è necessario introdurre immediatamente degli ammortizzatori sociali per garantire anche ai titolari degli esercizi la necessaria tutela prevista per i lavoratori dipendenti. Infine, è necessario agire sul fronte dell’imposizione fiscale, sui costi fissi delle utenze e sui canoni di locazione pubblici e privati per poter consentire maggior serenità sul prossimo futuro considerato che i fondi stanziati non sono inesauribili». E proprio nel Consiglio dei Ministri di ieri si è discusso del Decreto Ristori per le categorie colpite. Tra i provvedimenti, indennizzi fino a quattro volte tanto quanto incassato già in primavera a causa del calo del fatturato, con percentuali variabili a seconda del tipo di attività. Inoltre ci saranno sostegni per i lavoratori stagionali e ristori specifici per le imprese del turismo e della somministrazione. Le misure prevederebbero inoltre anche l’allargamento della cassa integrazione a tutte le attività colpite, lo stop dell’Imu e 2 o 3 mensilità di credito d’imposta per gli affitti.Sempre ieri gli assessori alle Attività produttive di oltre 50 Comuni, tra cui Marco Butti per Como, hanno scritto una lettera al premier Conte per chiedere, tra l’altro, «tempi certi per gli aiuti e un’armonizzazione tra Stato e Comuni per evitare scenari critici». Nel lungo testo viene anche manifestato il timore che «i presupposti di coesione sociale che si erano spontaneamente creati in primavera possano ora rischiare di degenerare in conflittualità». Da qui la preoccupazione affinché si intervenga rapidamente e in maniera mirata per portare immediato sollievo alle categorie così duramente colpite.La lettera degli oltre 50 assessori, dai toni molto preoccupati, è stata inviata anche ai ministri Roberto Gualtieri (Economia), Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) e Nunzia Catalfo (Lavoro e politiche sociali).

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