L’odissea del bike sharing in città. Procedura ok, ma non funziona

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Passaggio dopo passaggio, il racconto di un insuccesso

Premessa: la bici, questa volta, mi sarebbe servita davvero. Non avevo minimamente pensato a un nuovo reportage sul bike sharing. Semplicemente, dovevo raggiungere in fretta via Pessina e quella bici nuova di zecca nella rastrelliera davanti alla Basilica di Sant’Abbondio sarebbe stata l’ideale.
Ho chiesto in prestito a un collega la Carta Regionale dei Servizi (Crs).
Si era registrato al portale apposito pochi giorni prima – lui sì per fare un resoconto giornalistico – e aveva sottoscritto

un abbonamento mensile. A dire il vero, la tessera non aveva funzionato.
«Problemi tecnici che risolveremo subito», gli avevano detto al numero verde. Li avranno risolti, ho pensato ingenuamente. Mi sbagliavo. Appoggiata la Crs sulla colonna, la bici è rimasta bloccata.
A questo punto, un nuovo servizio sul bike sharing del Comune di Como era quasi inevitabile.
Riproviamo, allora. Sarà buona la seconda? La partenza non è incoraggiante. Già trovare il portale al quale connettersi per registrarsi al servizio si rivela più difficile del previsto. Digito bike sharing Como su Google. Non sarà una trovata geniale, ma generalmente funziona. Non nel caso delle bici di Palazzo Cernezzi. Per raggiungere l’obiettivo, servono almeno due passaggi intermedi. Sempre digitali, beninteso, ma scordatevi il classico e sempreverde «bastano pochi click del mouse?».
Arrivo all’agognato portale – per chi volesse saltare qualche passaggio è www.bicincitta.com – e scelgo Como nell’elenco dei Comuni. Avvio la procedura di registrazione. Pochi dati, essenziali, e il gioco è (meglio, sembra) fatto.
Chiedo di caricare l’abbonamento sulla mia Carta Regionale dei Servizi.
In pochi secondi ricevo una mail alla mia casella di posta con il link per confermare l’attivazione.
Procedo e completo l’acquisto di un abbonamento mensile. Costo totale dell’operazione, comprensivo del canone di attivazione, 15 euro.
Pochi secondi ed ecco una nuova mail. Cito testualmente: «Gentile utente, ti ringraziamo per il tuo acquisto! Causale del pagamento: Nuova tessera. Importo pagato: 15,00. Lo staff di BicinCittà ti ringrazia e ti augura buona pedalata».
Pedaliamo, allora. Mi bastano pochi passi per tornare alla rastrelliera davanti alla Basilica di via Sant’Abbondio. Avvicino fiduciosa la mia Crs alla colonna con annessa bici. Niente. Nessun segnale. La luce verde indica “servizio in funzione” ma non accade nulla. Provo tutte le colonnine. Stesso risultato. Torno in redazione. Ricontrollo la mail. Il testo è esattamente quello citato in precedenza. Accedo nuovamente al portale (per la cronaca, a ogni accesso devo reinserire il link di conferma, quello della prima mail che fortunatamente ho conservato). La mia tessera risulta inattiva. Clicco su “attiva ora” e la risposta è una pagina bianca con l’avviso: «Spiacenti, pagina non disponibile».
Chiamo il numero verde – anche questo non è facilmente reperibile, comunque è 800.032.330 – e l’operatore risponde in meno di un minuto. Mi conferma che il mio utente è registrato ma che la tessera non è attiva. Mi suggerisce di cambiare il browser.
Inutile. Gentilmente, mi attiva direttamente la tessera. «Fatto, funziona tutto», dice rassicurante prima di salutarmi.
Torno a Sant’Abbondio. Questa volta sono davvero convinta. Chiedo al fotografo di accompagnarmi. Sono sicura che potremo finalmente immortalare il successo del bike sharing. Avvicino la Crs alla colonna. Niente.
Non ci credo. Richiamo il numero verde. L’operatrice è perplessa. «Non so proprio che cosa dire. Segnalo il problema. La sua tessera è attiva ma non funziona. Mandi una mail al nostro indirizzo, i tecnici le faranno sapere».
Aspetto. Fatemi sapere.

Anna Campaniello

Nella foto:
La cronista del “Corriere di Como” mentre telefona, ieri, al numero verde chiedendo aiuto per utilizzare la bici pubblica

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