«Oggi le coppie di fidanzati sono fragili e disorientate»

L’avvocato rotale Giovanna Astolfi Riva: «Sono vittime delle idee imperanti»
Un fiore, un regalo, una cenetta romantica sono le regole di San Valentino. Tante giovani coppie oggi, anche a Como, festeggiano così il santo degli innamorati. È il giorno dedicato alla passione e al sentimento. E poco importa se il commercio fa la sua parte.
La data è simbolica. Si presta però a una lettura dell’esperienza dei fidanzati in chiave attuale e in proiezione futura. Alla sezione famiglia del Tribunale di Como nel 2011 sono state presentate 945 domande di separazione. Nelle
scuole lariane ci sono prime classi elementari dove la maggior parte dei piccoli alunni, sei anni appena d’età, hanno genitori già divisi. Perché molti matrimoni “saltano” quasi subito.
Giovanna Astolfi Riva, avvocato rotale con studio in città e vasta esperienza nelle dinamiche di coppia, è interlocutore preparato ad affrontare il tema dell’amore vero: «Esigenza primaria, da cui dipende la felicità – chiarisce subito – e che non scaturisce da droga o sesso, da figli comprati in provetta o dalle ricchezze materiali…».
Avvocato Astolfi, oggi come le sembrano le giovani coppie di fidanzati?
«Fragili e disorientate. In parte perché non hanno alle spalle vere famiglie che diano testimonianza quotidiana di unità e di fedeltà. In parte perché vivono in una società e in un’epoca dominate dal relativismo, nelle quali è buono e bello ciò che piace alla maggioranza, anche se questo non è un valore».
Chi sceglie di sposarsi in chiesa segue corsi di preparazione. Qual è l’atteggiamento delle coppie in questo itinerario di preparazione al matrimonio cristiano?
«Dipende naturalmente dalla composizione del gruppo, dal numero di coppie che ne fanno parte, dalle provenienze familiari, culturali e territoriali. Si possono comunque individuare tre diverse tipologie. Della prima fa parte chi intraprende il percorso perché “deve”: per una visione puramente tradizionale del sacramento del matrimonio, oppure perché lo chiedono i genitori; o, ancora, perché non vuole rinunciare a una bella festa. Un’altra tipologia è formata da coloro che sono in atteggiamento di ricerca. Per lo più si tratta di coppie conviventi, magari con figli, le quali si rendono conto di essere prive di qualcosa che le attiri. Infine, c’è qualche coppia che compie un percorso di ricerca religiosa, avendo un minimo di base e dimestichezza con la liturgia, fermo restando il rifiuto, nei fatti, di alcuni principi affermati dalla Chiesa e, di conseguenza, la pratica di rapporti prematrimoniali o la convivenza saltuaria».
Che cosa chiedono di capire maggiormente le coppie?
«Sono sempre interessate a capire come possano trovare la felicità attraverso l’amore. Nella loro fragilità, i fidanzati cercano punti fermi, sperano di incontrare qualcuno che li “educhi”, che li aiuti e li rassicuri dicendo loro: “Si può”. E si può non nella vita virtuale, ma nell’esistenza reale. C’è un grande bisogno di capire cos’è la vita».
Qual è la difficoltà maggiore che incontrano?
«Quella delle idee imperanti. E mi riferisco anche alla legislazione: separarsi, oggi, è una firma in una catena di montaggio. Viviamo nell’era della banalizzazione del matrimonio, anche civile. Nella società odierna non è prevista alcuna sanzione per chi viola il patto. Questo è il risultato della cultura radicale e, con questo, torniamo al relativismo e alla carenza di testimoni. Il nostro è un mondo tecnico, scientifico, virtuale, segnato dall’assenza di Dio».
Ci sono coppie che, alla fine, abbandonano l’idea di sposarsi?
«Se un corso di preparazione alle nozze è fatto bene e mette in crisi può aiutare ad essere coerenti. Se i fidanzati non vogliono amarsi per sempre, non devono sentirsi in obbligo di sposarsi. Il corso deve presentare le caratteristiche fondamentali del matrimonio cristiano: sacramento per sempre, nella unicità, in cui ognuno degli sposi è referente e ha, appunto, un ruolo unico nella costruzione della comunione d’amore. Ci sono tanti modi di tradire questo impegno: anche lavorare diciotto ore al giorno non è fedeltà…».
Cosa unisce di più una coppia?
«Scoprire personalmente che Dio mi ama. Se uno dei due componenti della coppia ha avuto questo incontro, può tentare di trasmettere il dono all’altro. E se tutti e due lo scoprono, allora c’è la bussola. In concreto, ci sono rispetto, stima, accoglienza, perdono reciproco. Sa perché ci si separa? Non su cose essenziali, quali l’offesa grave alla dignità, su cui anche la Chiesa cattolica dice che è giusto separarsi e sarebbe grave se non fosse così. No, spesso ci si separa per cose banali. Ecco perché bisogna imparare a perdonare».

Marco Guggiari

Nella foto:
Una coppia di innamorati. Alla sezione famiglia del Tribunale di Como, nel 2011, sono state presentate 945 domande di separazione matrimoniale

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