«Lombardia e Ticino insieme contro il governo»

Ristorni, trasporti, infrastrutture. Boni: «Ormai siamo un unico territorio»
I ristorni dei frontalieri per finanziare la realizzazione della nuova rete ferroviaria tra Ticino e Lombardia? L’idea era stata lanciata alcuni mesi fa da Norman Gobbi, in un’intervista che l’esponente della Lega dei ticinesi aveva rilasciato proprio al Corriere di Como. Gobbi ieri non era presente al summit tra Gran consiglio di Bellinzona e Consiglio regionale di Milano, tenuto al Palazzo Civico di Lugano, ma la sua proposta evidentemente sì.
Interrogato in merito a questa possibilità, Davide Boni, Presidente del «Parlamento» lombardo – come lo ha definito – non ha escluso che si possa arrivare a una soluzione del genere: ovvero, che la quota di trattenute fiscali che il Cantone preleva dallo stipendio dei frontalieri finisca nelle casse regionali per finanziare la parte di lavori di competenza lombarda nell’ambito dei progetti di mobilità comuni tra Canton Ticino e Italia.
Per il momento, comunque, sul fronte dei ristorni si osserva una situazione di calma piatta: il pallino è nelle mani di Roma, da dove però non arrivano notizie. «Canton Ticino e Lombardia sono fianco a fianco contro i rispettivi governi nazionali – ha detto Boni – Ormai siamo un unico territorio, diviso da una frontiera più nominale che altro».
«Una bozza di documento è pronta fin dalla fine di ottobre – ha detto Marco Borradori, consigliere di Stato leghista a Bellinzona e titolare del dicastero Territorio e Trasporti – ma il cambio di governo in Italia pare abbia bloccato tutto».
L’incontro tra le due delegazioni – che rientrava in un piano di lavoro comune rivolto alla soluzione di problemi e questioni nel campo delle infrastrutture di trasporto – era incentrato sui temi della mobilità e in particolare su questioni come i progetti per i collegamenti ferroviari locali e il grande punto interrogativo costituito dalla paventata chiusura del tunnel del Gottardo per lavori di ristrutturazione non più rimandabili. Il governo di Berna lo ha messo in programma tra il 2020 ed il 2025, senza chiarire però come si intenda ovviare ai problemi derivanti dall’indisponibilità della galleria. Su quest’ultima vicenda le posizioni di Milano e Bellinzona sono identiche: il tunnel rappresenta un asset fondamentale per le economie ticinese e lombarda, ma anche per l’intera Europa. È infatti il nodo principale lungo gli assi Amsterdam-Genova e Amburgo-Reggio Calabria. «Una condizione che rende obbligatorio, per le due parti, collaborare per trovare una soluzione comune», ha detto Boni ai giornalisti.
Per quanto riguarda i progetti esistenti per la viabilità comune, il presidente del consiglio regionale lombardo ha ammesso che dal lato italiano del confine i lavori sono in ritardo. «Consiglio e giunta regionale si stanno attivando per stimolare e accelerare i lavori. Lo stesso sta facendo la commissione Trasporti della Regione, con alcuni documenti approvati con voto bipartisan e l’adesione di tutti i partiti. Nei prossimi giorni – ha continuato l’esponente della Lega Nord – l’aula del Pirellone discuterà un documento che porrà le basi per il rilancio dell’economia lombarda». Un testo su cui si conta molto per poter dare il via ai lavori dei progetti di mobilità transfrontaliera locale.
Tuttavia, c’è il pericolo che la crisi economica in atto fermi gli investimenti a Sud del confine e renda, almeno parzialmente vani, gli sforzi svizzeri per rivoluzionare le linee e le modalità di attraversamento delle Alpi.
Il problema è dalla parte italiana, anche se il fair play di Marco Borradori aggira la questione. «Non lo dico io – spiega il consigliere di Stato – È chiaro che serve un’azione da parte italiana, così come anche da parte svizzera, perché l’Alp Transit non perda molta della sua efficacia», ha aggiunto l’esponente della parte moderata della Lega dei ticinesi di Giuliano Bignasca, partito che invoca il taglio dei frontalieri e il blocco dei ristorni.
L’attuale assetto dei progetti di collegamento ferroviario, tra la nuova trasversale alpina e le reti di trasporto locali, risulta essere particolarmente squilibrato a favore di Varese rispetto a Como.
A regime, infatti, la città di Volta disporrà di 28 collegamenti al giorno con Lugano. Varese, invece, potrà fare affidamento su ben 40 treni, divisi su molte più ore di servizio – 20 contro 14. Sarà possibile, per chi abita a Varese, andare a Lugano in treno per una serata a teatro o al cinema e poi rientrare con l’ultima corsa all’una di notte. E naturalmente lo stesso vale per i luganesi. Il servizio sulla Como-Lugano, invece, chiuderà alle 20.
Una differenza che potrebbe rivelarsi importante in prospettiva Expo 2015, quando si presume che milioni di turisti invadano l’area insubrica.
Disporre di collegamenti ferroviari migliori permetterà a Varese di stringere accordi di collaborazione con Lugano nell’ambito turistico e culturale. Una possibilità che Como, al contrario, non avrà. A spezzare una lancia a favore del capoluogo lariano è comunque lo stesso Marco Borradori. «L’Alp Transit non deve tagliare fuori Como», ha detto il consigliere di Stato riferendosi ai ritardi e alle esitazioni che riguardano i collegamenti ferroviari a sud di Lugano e lungo la direttrice Chiasso-Como-Monza-Milano.

Franco Cavalleri

Nella foto:
I lavori della seconda galleria di Alp Transit sono ormai in dirittura d’arrivo

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