L’operazione della Questura: dopo l’arresto sconcerto a Fenegrò tra i vicini

La famiglia del 23enne combattente in Siria viveva a Fenegrò ormai da dieci anni.
Nel 1997 – dopo un passaggio l’anno prima a Milano – si erano definitivamente trasferiti in provincia di Como. L’egiziano 51enne, arrestato ieri mattina, che in passato aveva un impiego fisso, da tempo svolgeva lavori saltuari, soprattutto come muratore.
La moglie invece, classe 1972, faceva occasionalmente lavori domestici. Residenti in un’abitazione popolare, i due, secondo quanto accertato dagli agenti della Digos, mandavano ogni mese 200 euro al figlio combattente in Siria.
Gli agenti della Digos di Como si sono presentati a Fenegrò prima dell’alba. L’egiziano si è mostrato sorpreso, ma non si è opposto all’arresto.
I vicini non si sono accorti di nulla e sono rimasti sconcertati quando si è diffusa la notizia dell’arresto e soprattutto delle accuse che vengono mosse.
«Lo conosco bene. È una persona squisita, non ha mai dato alcun problema, salutava sempre – ha raccontato un vicino – Mi sembra francamente una cosa così strana che sia coinvolto in una simile vicenda».
In paese dunque nessuno se lo aspettava e in tanti sono rimasti sorpresi.
«Anche la moglie era sempre molto educata anche se non avevo con lei la stessa confidenza che avevo con il padre», aggiunge sempre il vicino di casa.
«La figlia è anche venuta qui da noi a mangiare. Lei, diciamo, è anche molto occidentale. Non sapevo che avessero due figli maschi. Io conosco solo il minore che è molto simpatico ed educato», prosegue la testimonianza.
E sul momento dell’arresto da parte della Digos, i vicini non si sono accorti di nulla.
«Non abbiamo notato assolutamente nulla. Nessun rumore. Non ci siamo svegliati quando gli uomini del Digos sono arrivati. Lo abbiamo appreso solo dopo e ripeto, siamo rimasti tutti molto sconcertati per quanto accaduto. Personalmente mi sembra proprio strano quanto ho saputo. Non abbiamo mai notato comportamenti anomali della coppia», conclude.

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