Lorenzo Spallino: «Daniel ci ha regalato un sogno»

altIl monumento ad Alessandro Volta
L’ordine degli Architetti: bene aprire il dibattito. Su Facebook le bordate di Terragni

(l.m.) «Con il monumento The Life Electric, Libeskind ci regala un sogno». Così ieri mattina l’assessore alla Pianificazione urbanistica del Comune di Como, Lorenzo Spallino, ha salutato la presentazione alla stampa del progetto. «L’amministrazione – ha proseguito Spallino – ha ricevuto una proposta di donazione, ha condiviso e accettato la donazione dell’opera e la sua collocazione nel tratto finale della diga foranea. L’amministrazione ha quindi avviato le procedure necessarie per consentire l’esecuzione dei lavori attraverso una procedura di sponsorizzazione.

Ci sarà una gara pubblica». 

Spallino non è entrato nel merito delle polemiche interne alla giunta (l’assessore all’Ecologia Bruno Magatti, di Paco Sel, ha sollecitato un confronto pubblico sull’opera prima che siano prese decisioni irreversibili) ma di fatto ha spazzato il campo da ogni ipotesi di coinvolgimento della cittadinanza nell’iter che porterà dal progetto all’opera finita. «Pochi progetti per opere d’arte sono stati oggetto di dibattito pubblico», ha ricordato. Se ne potrà parlare «se la città dovesse rivoltarsi» in merito al monumento. Opera che, tuttavia, Spallino vede come un forte segno di cambiamento per Como: «Oggi discutiamo se siamo o meno favorevoli al cambiamento».
Sul web poche ore prima della presentazione di ieri è maturata una polemica sulla forte somiglianza di “The Life Electric” con il progetto di Libeskind per un palazzo a San Pietroburgo (Gazprom City). Spallino ha difeso la libertà dell’artista di essere coerente con il proprio linguaggio: «Da sempre, se apriamo gli archivi dei grandi artisti troviamo abbozzi, schizzi, pensieri, progetti approvati e rifiutati. E in ogni artista ci sono segni, cifre stilistiche che possono ricorrere in infinite varianti. Così è per Libeskind, un architetto tra i più interessanti di questa stagione che ha aperto il suo archivio e ci ha regalato un sogno».
Nei giorni scorsi, quando si dibatteva sul progetto senza conoscerne i dettagli, si erano detti contrari alla collocazione ipotizzata da Libeskind sulla diga foranea gli architetti dell’Ordine di Como, consultati già in aprile da Comune e Amici di Como per dare un parere autorevole come esperti di urbanistica e idi paesaggio. Il loro attuale presidente, Michele Pierpaoli, ieri ha ricordato quanto sia «importante che il progetto sia stato presentato e visto e si sia aperto un dibattito sul tema. Però il nostro parere l’abbiamo espresso. Ripeto, ci premeva che si creasse una situazione di confronto, adesso gli enti competenti decideranno e si esprimeranno in merito».
Ieri a margine della presentazione, in un serrato colloquio con Daniele Brunati di Amici di Como, il predecessore di Pierpaoli, Angelo Monti, ha precisato che «è in discussione la collocazione dell’opera, e non certo la sua forma o la sua natura. Non siamo contro la modernità, e mi spiace che il dibattito in città si sia appiattito dividendo i “pro” e i “contro” Libeskind. Per quanto mi riguarda, il luogo deputato per l’opera, nonostante l’analisi che ha portato alla scelta della diga foranea, dovrebbe essere un altro. Per il primo bacino la centralità è da riservare al lago. Che non merita degli “assolo” come quello di Libeskind. E non lo dico certo per invidia nei suoi confronti». Monti suggerisce di collocare l’opera nei pressi di Villa Olmo. «È lì che conduce la prospettiva, se vi mettete con le spalle alla città storica, osservate il bacino del lago e assumete il Monumento ai Caduti di Terragni non solo come valore identitario ma anche come punto di riferimento geografico urbano. Così l’opera di Libeskind chiuderebbe idealmente un triangolo formato dalla fontana razionalista di Uslenghi a Villa Geno e la stessa Villa Olmo, nell’ambito del “chilometro della conoscenza”».
Monti si è poi detto spiaciuto che nonostante gli architetti abbiano detto mesi fa il loro parere in merito, «questo non ha sortito una interlocuzione. Spero che ci sia l’occasione per un dibattito pubblico in città su questi temi e sono convinto che gli architetti comaschi potranno dire la loro».
«Certo che con queste linee orientaleggianti, che non hanno nulla della storia comacina, Como avrà una specie di moschea al centro del lago». Una voce decisamente fuori dal coro è stata quella di Attilio Terragni che così ha commentato l’opera di Libeskind ieri su Facebook. Il pronipote del razionalista Giuseppe Terragni un tempo è stato molto legato professionalmente a Libeskind, tanto da invitarlo a introdurre con una conferenza le celebrazioni del centenario del suo antenato nel 2004 collaborando al progetto “City Life” all’ex Fiera di Milano che vede protagonista l’archistar. In vari post sul social network Terragni ha criticato la scelta di ricevere un progetto di Libeskind a titolo gratuito, e ha sostenuto con un fotomontaggio che il progetto è una copia dell’opera disegnata per il concorso di San Pietroburgo: «La peggior figura mondiale della città di Como», ha commentato Terragni.
Anche il critico d’arte Flavio Arensi, noto curatore di mostre d’arte contemporanea, si è detto deluso dal progetto: «Quel monumento, che stia a Como o ad Abu Dhabi, è uguale. Sa solo di provincialismo e non porta nulla in termini culturali o di turismo alla città».

Nella foto:
il bozzetto svelato al Terminus 

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.