Cronaca

«Ormai l’esasperazione è dilagante»

I rappresentanti di categoria
Il grido d’allarme di artigiani e piccole e medie imprese
«Non dobbiamo stupirci. Certi episodi sono il frutto di un’esasperazione dilagante».
Di imprenditori in difficoltà, Alberto Bergna – segretario della Cna artigiani di Como, ne incontra ogni giorno. E dice chiaramente che «il Paese rischia di esplodere», senza rimedi immediati ed efficaci.
Bergna non si limita a commentare l’episodio di giovedì, l’uomo che ha fatto irruzione armato in una sede dell’Agenzia delle Entrate e ha sequestrato i dipendenti. Cita anche «gli imprenditori
che ogni giorno si tolgono la vita», una moria drammatica e silenziosa.
«Giovedì mattina – racconta il segretario generale di Cna Como – ho letto di tre suicidi. Nel pomeriggio poi si è verificato quell’episodio in provincia di Bergamo».
«Ho paura che la prossima volta che Equitalia si presenterà da un contribuente per pignorare una macchina, qualcuno sparerà. Siamo davvero arrivati oltre il limite della sopportazione: non bastano più le battute, le riflessioni psicologiche, l’ottimismo del “guardare avanti”. Occorrono interventi legislativi chiari e immediati. Non è più sufficiente parlare di rateizzazioni, di “sportello amico”. Non basta. Proprio oggi – continua Bergna – parlavo con un imprenditore che aspettava da un cliente un pagamento di 120mila euro. Il pagamento non è mai arrivato. E così, la banca gli ha tagliato la linea di credito. Quest’uomo non potrà pagare alla giusta scadenza le tasse, che gli verranno così aumentate del 40%. Parliamo di una persona che ha tre figli e ha investito tutto quel che ha, fino all’ultimo centesimo, nell’azienda. O lo Stato prende coscienza di queste situazioni, e inizia a distinguere, oppure il Paese esplode».
Le associazioni, dice Bergna, si sono impegnate per cercare di far capire al fisco e allo Stato le esigenze delle aziende. «Abbiamo ottenuto qualche piccolo risultato, ma nulla di risolutivo. Il nodo è un altro: se vogliamo salvare le imprese sane, dobbiamo affrontare l’indebitamento da un altro punto di vista. Evitando la persecuzione, in casi di reali necessità. Invece di dire “non hai versato le imposte, quindi te le raddoppio”, lo Stato dovrebbe cercare di capire perché un contribuente non le ha versate. Magari non ha potuto. E aumentare l’importo del 40% più gli interessi non aiuta». Per stanare gli evasori, dice Bergna, bisogna «capire perché un contribuente non ha pagato. E se non l’ha fatto perché non poteva, bisogna assumersi la responsabilità di trovare una soluzione».
L’episodio di giovedì non stupisce nemmeno Tiberio Tettamanti, presidente dell’Associazione Piccole e Medie Industrie di Como. «Quando si parlava di suicidi – dice – io ho sottolineato, in tono sarcastico, che prima di farla finita me la prenderei con qualcun altro. Il problema è pesantissimo per gli imprenditori, e lo Stato fa finta di nulla. Bisogna allentare la pressione fiscale, concedere proroghe, analizzare singolarmente ogni situazione. E invece, il fisco si comporta come il recupero crediti della mafia. Scaduti i termini, vuole i soldi. Senza sentire ragioni. Senza accettare spiegazioni. Perciò l’episodio di giovedì non mi stupisce. Spero che ormai il peggio sia passato, e che si inizi a ragionare seriamente per alleggerire il problema».

Andrea Bambace

5 Maggio 2012

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