L’outing del finanziere: «Fiero di essere gay»

Il caso – Il militare ha scritto al vicecomandante generale dei carabinieri che aveva parlato contro gli omosessuali in divisa
«Anche i miei colleghi eterosessuali mi hanno supportato nella mia decisione»
«Ammettere di essere gay, magari scrivendolo su un social network, così come ha fatto un graduato della guardia di finanza, non è pertinente allo status di carabiniere» sono le parole che il vicecomandante dell’Arma, generale Clemente Gasparri, ha rivolto agli allievi della scuola ufficiali di Roma, la settimana scorsa.
Parole a cui l’appuntato scelto delle fiamme gialle di Como, Marcello Strati, omosessuale, in servizio presso il comando di Ponte Chiasso, ha sentito il dovere di rispondere
con una lettera aperta indirizzata a una decina di quotidiani nazionali e diverse associazioni di tutela dei diritti dei gay.
«Caro generale, eccomi qua, appuntato scelto della guardia di finanza Strati Marcello, in servizio nel Corpo da 26 anni, attualmente a Como, al gruppo di Ponte Chiasso, fiero di appartenere alle fiamme gialle. Servo il mio Paese con onestà e senso del dovere. Ah, dimenticavo, sono omosessuale».
Questa è stata la risposta del militare comasco. Una replica forte a Gasparri, il quale consigliava ai giovani militari di non fare outing, di non dichiararsi gay. «Mi sono sentito offeso dalle parole del generale, come militare prima di tutto e poi come omosessuale – dice Strati al telefono al Corriere di Como – Affermazioni del genere sono incredibilmente dannose nei confronti dei militari dell’Arma che devono fare outing, oltre a essere un giudizio pesantissimo sui militari gay». Un’affermazione che non tradisce alcuna incertezza rispetto al contenuto della lettera.
L’intera faccenda apre, a livello italiano, la questione dell’omosessualità negli ambienti delle forze dell’ordine, «ovviamente machisti – aggiunge il militare comasco – Ma si tratta, almeno per quanto riguarda i miei colleghi e il mio comando, di un machismo di facciata che non sprofonda mai nell’omofobia. In caserma, con i miei colleghi il termine “ricchione” viene usato scherzosamente, ma mai in maniera offensiva o omofoba». Un ambiente, almeno quello della caserma di Ponte Chiasso, dal quale Strati ha anche avuto sostegno e solidarietà.
«Anche i miei colleghi eterosessuali mi hanno supportato nella decisione di scrivere una lettera del genere». Una lettera rimasta senza replica, né da parte dell’Arma, né dal generale Gasparri.
«Mi aspetto un richiamo per non aver informato i miei superiori della mia decisione» dice però Strati. Le dichiarazioni del vicecomandante dei carabinieri e la lettera dell’appuntato scelto di Como hanno attratto anche l’attenzione di molte associazioni di tutela dei diritti degli omosessuali.
In particolare quella di Polis Aperta, costituita da militari che si sono apertamente dichiarati omosessuali. Un’associazione con una cinquantina di componenti che non hanno mai avuto esperienza di atti di omofobia da colleghi o superiori. Cinquanta persone, forse ancora poche. «Le parole del vicecomandante Gasparri, che possono essere intese come uno scivolone, non aiutano certo chi, tra i militari, vorrebbe vivere la propria omosessualità alla luce del sole – ha commentato Strati, parlando di Polis Aperta di cui lui stesso fa parte – Una certa omofobia può esserci, ma non nelle alte sfere. A livelli inferiori, come ho spiegato, si può immaginare, anche se non è il mio caso. Da dieci anni mi sono dichiarato e mai nessuno del mio comando ha mai sollevato problemi. La lettera che ho scritto serviva per far sapere che certe dichiarazioni possono fare davvero male».

Matteo Congregalli

Nella foto:
Il militare comasco che ha scritto al generale dei carabinieri rivendicando il fatto di essere gay presta servizio a Ponte Chiasso

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