«Pensavamo di andare a vivere lassù»

Un’esistenza con le stelle: parla l’astrofisico comasco Corrado Lamberti
«La prima missione dell’uomo nello spazio corrispondeva a un preciso stato d’animo di noi ragazzi di allora. Era qualcosa che ci faceva pensare: “Si parte. Noi andremo a vivere lì”. Immaginavamo con esaltazione il 2000 e dicevamo: “Per quell’epoca saremo già nello spazio”. Poi, in realtà, ci siamo fermati». Corrado Lamberti, comasco di Lenno, astrofisico e divulgatore scientifico, risponde così all’inevitabile domanda sul volo orbitale del cosmonauta sovietico Yuri Gagarin, compiuto

il 12 aprile di cinquant’anni fa. Non a caso Lamberti ha scelto proprio la data odierna per portare in libreria la sua ultima fatica: “Capire l’Universo”, volume edito da Springer con prefazione di Margherita Hack.
Anticipi qualcosa del libro.
«Ha intento divulgativo. La cosmologia ha concetti complicatissimi. Per esempio: cos’è il vuoto? Le risposte sono anti-intuitive. Nel libro racconto questi concetti anche con piccole equazioni che aiutano a capire. Il volume è anche un testo di cosmologia che include tutte le scoperte fatte fino a un mese fa».
Cielo e spazio sono la vita di Corrado Lamberti, classe 1947, sposato e padre di due figli, per 23 anni direttore della rivista “L’Astronomia” e dal 2002 alla guida del nuovo periodico “Le Stelle”. Di questo e di altro parliamo seduti nello studio della sua casa di Lenno, a due passi dalle meraviglie del Golfo di Venere.
Com’è nata la sua passione?
«Ho due ricordi in proposito. Il primo è un telescopio ricevuto in regalo a Natale quando ero un ragazzino. Era poco più di un cannocchiale, ma riuscivo a vedere i satelliti di Giove, che mi incantarono. Poi uno zio mi regalò questo libro (prontamente lo mostra, ndr): “La Fisica delle stelle” dell’astronomo Leonida Rosino. Avevo 15 o 16 anni. L’autore amava la bella scrittura. Io ne rimasi affascinato».
Dopo il primo impatto con il mondo delle stelle cosa avvenne in lei?
«La vera passione sbocciò al liceo scientifico. Mi piaceva molto la Fisica, tanto da ottenere buoni voti. Fu naturale iscrivermi a quella stessa facoltà all’Università Statale di Milano. Lì ebbi la fortuna di laurearmi nel gruppo di astrofisica del grande docente Beppo Occhialini, un luminare a cui hanno sottratto due Nobel che gli spettavano per scoperte fatte da lui».
A questo punto dell’intervista Lamberti fa un excursus divertente sugli anni caldi dell’università. «Facevo parte del Movimento – ricorda – e, ottenuta la tesi, capitò una lunga occupazione, durata ben tre mesi. Il professor Occhialini mi mise sull’avviso: “Lei rischia di non arrivare in tempo a discutere la tesi”. Risposi rassegnato che me ne rendevo conto, ma che per coerenza non potevo agire diversamente. Un giorno chiese di poter entrare nel suo studio in università per recuperare alcuni libri. Gli aprii io e lui, una volta dentro, mi disse: “Bene, adesso non mi muovo più di qui, perché con la vostra occupazione voi impedite anche la ricerca”. Sua moglie, Constant “Connie” Dilworth, gli portava ogni giorno da mangiare. Lui, a una certa ora del pomeriggio, mi invitava a bere il tè. Era il periodo della “Guerra dei Sei Giorni” e Occhialini, riferendosi alla nostra situazione, osservava: “Mi sembra di essere un ufficiale egiziano nelle mani di un ufficiale israeliano, o viceversa…”».
Poi, a occupazione finita, fu proprio il docente a lanciare un’ancora di salvezza a Lamberti.
«“Vede – mi apostrofò – non c’è più tempo per la sua tesi, ormai è fine luglio”. Io convenni che era così. Lui aggiunse che tuttavia c’era forse una possibilità: che io lavorassi alla tesi per tutto il mese d’agosto in università. L’ateneo era chiuso, ma Occhialini mi fornì le chiavi. Arrivavo in sede alle 6 del mattino e ne uscivo alle 7 di sera. Così, a settembre, mi laureai».
Mi dica della rivista “L’Astronomia”.
«Dopo aver insegnato per alcuni anni a Como, al Setificio e alla Magistri Cumacini, ebbi questa occasione. La signora Zelda Mantle, sudafricana, diede vita a questa impresa editoriale. Sono stati gli anni più belli della mia vita. La nostra era la rivista divulgativa più importante d’Europa. Quelle inglesi, francesi e tedesche vennero in seguito».
Come fu il suo incontro con Margherita Hack?
«Incontrai lei e il marito, Aldo De Rosa. Loro sono stelle doppie, vivono in simbiosi: la grande scienziata e il grande filosofo. Andai a Trieste timoroso, con un “timone” della nascente rivista. Mi diedero due articoli da leggere, uno di un fisico sovietico, uno dello stesso De Rosa e di Margherita, che avevano rinunciato a far pubblicare perché a loro stessi non garbava, come mi rivelarono in seguito. Mi chiesero se li avrei pubblicati sulla rivista. Risposi che l’avrei fatto soltanto con il primo. De Rosa mi abbracciò e disse: “Allora la rivista si fa. Quando c’è sincerità, c’è tutto”. Evidentemente, la mia “bocciatura” garantiva identità di vedute e che ero indipendente nel giudizio, come loro desideravano che fossi».
L’occasione dell’incontro con Lamberti è il 50° dell’impresa di Gagarin, al quale torniamo. Il cosmonauta sovietico salì a bordo della navicella “Vostok 1” e stette in orbita per 108 minuti intorno alla Terra, raggiungendo la quota di 328 chilometri d’altezza. Fu un pioniere e questo gli valse una notorietà ancora maggiore della fama poi conquistata dall’equipaggio americano dell’Apollo 11 che nel luglio 1969 portò Neil Armstrong e Buzz Aldrin sul suolo lunare.
Gagarin, per la vostra generazione, fu una grande emozione.
«Lo era stato ancora di più lo Sputnik, primo satellite artificiale in orbita intorno alla Terra, nel 1957. Avvertivamo il passaggio dal Medioevo alla modernità. Ci sentivamo sparati nel futuro da quel “bip-bip” che giungeva dallo spazio. Eravamo bambini, ma respiravamo aria di rinnovamento, a tutti i livelli. Guardi questo vecchio almanacco di Topolino. È del 1961 e ci sono ben due storie dedicate allo spazio…».

Marco Guggiari

Nella foto:
Un’espressione felice di Yuri Gagarin. Il cosmonauta sovietico fu il primo uomo ad essere inviato nello spazio il 12 aprile 1961. Sette anni più tardi morì in un incidente a bordo di un aereo Mig

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