«Per chiudere il lungolago non basta dirottare il traffico. Bisogna anche immaginare come trasformare i nuovi spazi»

altguarda il videoArchitetti e urbanisti a confronto sull’ipotesi di pedonalizzare l’area a margine del Lario
Pedonalizzare il lungolago senza compromessi o chiudere semplicemente una strada? Riservare la promenade a turisti e cittadini e, di conseguenza, valorizzarla al meglio oppure allentare semplicemente la morsa del traffico, prevedendo però, in stile prettamente italico, le dovute eccezioni?
Il dibattito innescato dall’assessore alla Mobilità Daniela Gerosa, che ha ipotizzato una futura chiusura al traffico del lungolago, non accenna a placarsi. E anche gli architetti intervengono sul futuro

di questa area pregiata della città. Il rischio, ascoltando le parole degli esperti, è che la trasformazione del lungolago, se mai si dovesse concretizzare, possa tramutarsi in qualcosa di ibrido e non ben definito, in una “Terra di mezzo” di tolkieniana memoria.
Intanto, lo sforzo di immaginare il futuro conduce anche su strade alternative. E così, dopo il car sharing, ovvero la condivisione dell’auto per risparmiare soldi e salvaguardare l’ambiente, la novità potrebbe essere rappresentata dallo “space sharing”. Ovvero la possibilità di suddividere lo spazio a disposizione, nel caso specifico il lungolago, e far coesistere più realtà. Creando, ad esempio, percorsi ciclabili, itinerari pedonali e immaginando immancabili elementi d’arredo urbano.
Lo spunto, analizzando quanto sta accadendo in alcune città europee, lo fornisce Angelo Monti, presidente della Consulta regionale degli Architetti e past president dell’Ordine comasco. In tali contesti esistenti oltreconfine, a volte parte dello spazio viene anche riservato a un passaggio soft e limitato di mezzi pubblici, solitamente elettrici e non inquinanti. «In generale limitare l’accesso alle vetture nel centro delle città sta diventando sempre più una consuetudine. E non posso che essere d’accordo – spiega Monti – Portare il traffico nel cuore dei contesti storici e urbanizzati non ha senso. Vanno ovviamente incentivate altre forme di mobilità, dalle bici ai percorsi pedonali, all’impiego di mezzi non inquinanti e, nel caso di Como, anche alla navigazione lacuale».
C’è però una necessaria precisazione da fare. «È altrettanto vero che nella nostra fattispecie, il lungolago cittadino rappresenta un’arteria vitale e la sua chiusura ha assoluto bisogno di avere alle spalle uno studio dettagliatissimo. Altrimenti il risultato creerebbe un danno maggiore rispetto ai benefici ipotizzati».
Nei giorni scorsi, va ricordato, Palazzo Cernezzi ha incaricato la società Polinomia di capire se sia possibile pedonalizzare il lungolago non soltanto nei giorni festivi, ma anche nei feriali, eccezion fatta per le ore di punta. «In Europa si parla di “space sharing”. È un concetto nuovo e interessante. Como potrebbe prendere spunto. Anche se per immaginare nuovi spazi pedonali, ciclabili, verdi e altro, sarebbe utile sapere come sarà il nuovo fronte lago una volta concluso il progetto paratie. Solo così si potrà lavorare alla città del futuro», conclude Monti.
«L’idea in sè mi sembra ottima – interviene l’architetto Michele Bollini – Ma, come peraltro mi sembra sia già stato annunciato dall’assessore, è vitale effettuare quanto prima lo studio sul traffico. Bisogna cioè capire come e dove deviare il flusso dei veicoli che solitamente utilizzano il lungolago». E soprattutto, visto che si tratterebbe, qualora venisse realizzato, di un piano a lunga scadenza, «andrebbe pensato tenendo conto di come saranno sia la nuova piazza Cavour sia il fronte lago con le paratie, una volta ultimate».
«Con la pedonalizzazione dell’area del lungolago si completerebbe il percorso già cominciato con l’ampliamento della Zona a traffico limitato (Ztl) in centro città – aggiunge Bollini – E così si potrebbe godere il lago in serenità e tranquillità, a vantaggio non soltanto dei comaschi ma anche dei turisti. Senza dimenticare che a maggio verrà inaugurato l’Expo di Milano e che questo evento internazionale porterà numerosi turisti in riva al Lario».
Ma una puntualizzazione ricorre sistematicamente, quando si parla di pedonalizzazione del lungolago. «Nulla è però concepibile senza prima capire dove far transitare auto e mezzi pubblici. È il passaggio chiave per tentare di concretizzare il sogno di un lungolago privo di veicoli», conclude Michele Bollini.
Più rassegnato o, forse, più realista il parere dell’urbanista e architetto Fulvio Capsoni.
«L’idea mi piace moltissimo ma la vedo decisamente lontana dal potersi concretizzare da un punto di vista sia tecnico che ambientale – dice Capsoni – Anche perché l’unica soluzione forse possibile, ovvero quella di creare un tunnel sotto il lungolago, non è ipotizzabile per svariati motivi. Quindi sarebbe meglio pensare a risolvere problemi più concreti, dalla Ticosa alle paratie».

Fabrizio Barabesi

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