«Per salvare Como niente più auto in centro»

altIntervista all’assessore all’Urbanistica, Lorenzo Spallino: «Le nostre bellezze sono uniche»
Il viaggio in città del Corriere di Como si conclude a due passi dalle mura, in via Volta, nella grande sala riunioni dello studio dell’avvocato Lorenzo Spallino, da poco più di 2 anni assessore all’Urbanistica del capoluogo.
Avvocato Spallino, come definirebbe oggi Como?
«La nostra è una città in parte incompiuta e con un futuro poco definito che tentiamo di riprenderci in un momento storico certamente difficile. Abbiamo il “vantaggio” di non aver fatto scelte definitive. A differenza, ad esempio, di Lecco, che le sue scelte sul piano urbanistico le ha fatte, criticabili o meno, noi abbiamo ancora grandi potenzialità. È ciò che chiamiamo degrado, per carità. Sul quale però possiamo ancora intervenire. Il problema è che siamo in un momento economico non dei più facili».

 

Dal degrado allo sviluppo con le casse vuote non è un percorso semplice.
«Scordiamoci le risorse pubbliche. Ormai facciamo fatica a sopravvivere e a garantire i servizi. La nuova bozza di legge urbanistica dovrebbe puntare molto sulla cooperazione tra pubblico e privato e può essere un buon passo. Credo che la sensibilità delle amministrazioni pubbliche verso gli sforzi dei privati sia stata l’elemento più forte di questi anni. Che non vuol dire essere succubi quanto piuttosto trattare nell’interesse della collettività».
Nel nostro “viaggio” abbiamo scoperto una Como multiforme. Un luogo in cui convivono tante città. Secondo lei questa stratificazione era inevitabile o è sorta per scelte precise?
«Quello che oggi chiamiamo periferia, con un brutto termine, non corrisponde più alle dinamiche urbanistiche. Como è già di per sé un insieme di agglomerati con una loro autonomia. E soffre di ciò di cui soffrono tutti: il centro che assorbe le risorse nel momento in cui l’allocazione di queste ultime diventa scarsa. Non c’è niente da fare. È così anche per Milano verso i territori contermini. È come un organismo vivente che nel momento in cui ha meno risorse, salvaguarda quelle più vitali. Bisogna tentare di mantenere un equilibrio corretto. Il caso Trevitex è proprio il tentativo di drenare risorse e di mantenerle sul territorio dove servono».
Como ha una serie di ferite aperte. Quali sono quelle da rimarginare subito?
«La ferita più grossa è la Ticosa, non ci sono dubbi. Per collocazione e per ampiezza supera tutte le altre. Altre aree dismesse sono quiescenti un po’ perché il mercato non ne ha bisogno e un po’ perché, tutto sommato, sono collocate ai margini della città. Ma la Ticosa è al centro della città, sull’asse dello sviluppo di Como. Le nuove attività economiche sono tutte sull’asse della tangenziale e uno sviluppo della Ticosa non può ignorare questo dato».
E il lungolago?
«Non so se il lungolago sia una ferita, nel senso che ce la siamo autoinferta. Purtroppo dobbiamo curarla salvaguardando il vecchio progetto».
Como è una città con un grandissimo patrimonio artistico. Alcune cose, però, sono lasciate andare o non segnalate a dovere. Perché succede? E come evitarlo?
«Il nostro patrimonio artistico è enorme, anche perché rispetto ad altre città sommiamo la Como romana alla Como medievale, alla Como razionalista. Avere così tanta ricchezza significa avere un bisogno elevatissimo di cure. Credo che a noi manchi la capacità di mettere in rete le varie energie, private e pubbliche e di valorizzarle. Il caso più emblematico riguarda il Razionalismo. Il catalogo Electa di Giuseppe Terragni è alto tre volte quello di Ludwig Mies van der Rohe. Eppure Terragni è vissuto pochissimo. Ecco, dovremmo saper valorizzare di più il nostro patrimonio d’arte e cultura».
Senta, parliamo di traffico. Se si esclude il centro storico, la città appare caotica. La conformazione della convalle è tale che è quasi impossibile trovare una soluzione, eppure il problema andrebbe affrontato.
«I tempi in cui si agiva realizzando la Napoleona sono finiti. La stessa Pedemontana è una soluzione a metà, bisognerà verificare l’impatto della bretellina quando sarà inaugurata. Sicuramente, non possiamo più pensare che tutto il traffico passi dal centro di Como. Ancora oggi via Borgovico è un asse di attraversamento. Abbiamo mantenuto nel Pgt la Borgovico bis anche se non ci sono le risorse per realizzarlo. Se si vuole eliminare il traffico bisogna impedirgli fisicamente di arrivare in città oppure trovare alternative per i maggiori flussi».
A Tavernola c’è un parcheggio che potrebbe essere ingrandito e un servizio navetta che funziona benissimo. Eppure, non sono segnalati ad esempio per i turisti. Non è contraddittorio?
«Credo di sì, anche se spiegare a un turista di passaggio che a Tavernola esiste un parcheggio dove lasciare l’auto per prendere il battello non è semplice. In realtà, ci sarebbe bisogno di un sistema integrato. Abbiamo troppe auto che girano attorno al centro storico per cercare un parcheggio. Dobbiamo fermarle in tangenziale non consentendogli di arrivare neppure in viale Varese e immaginando un servizio navetta continuo sul primo bacino».
È ancora convinto dell’idea del parcheggio sotto le mura di viale Varese?
«Assolutamente sì. Oggi noi abbiamo un elemento attrattore che è anche un elemento di disordine. Siamo l’unica città italiana che ha un bosco davanti alle mura che andrebbero invece valorizzate. Abbiamo la possibilità in un colpo solo di far scoprire le mura, sistemare a verde tutta l’area e portare sottoterra le auto. Dico di più: non sono assolutamente convinto che in questi posteggi debbano esserci soltanto posti blu a rotazione. Bisognerebbe invece immaginare un sistema ad appalto misto per realizzare in parte posti a rotazione, perché questo genera flusso, e in parte parcheggi da affittare a chi lavora o vive nel centro storico».
Molte persone incontrate nel nostro viaggio si sono rammaricate del fatto che non esistano più i comaschi. Pensa che sia vero? Glielo chiedo perché in fondo Como è al crocevia dell’Europa e si fa fatica oggi a immaginare un comasco Doc.
«Sono d’accordo. Pensiamo a Sant’Abbondio: aveva la pelle scura e veniva da un posto sperduto tra l’Anatolia e la Grecia. Oggi fortunatamente siamo l’insieme di più culture. Credo che ci sia una mentalità che si acquisisce stando qui, fatta di lavoro e di civismo. È questo l’essere comaschi».

Nella foto:
Lorenzo Spallino, avvocato e docente universitario, è assessore all’Urbanistica della giunta di centrosinistra del capoluogo lariano (foto Fkd)

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