«Piazzole dell’elisoccorso, serve l’aiuto di tutti»

alt

I sindaci dei comuni coinvolti propongono una colletta per salvare il volo notturno

Una colletta per salvare il volo notturno. Oppure il servizio non potrà più essere garantito in gran parte del territorio, cessando di fatto di esistere.
Sono categorici i sindaci dei tre paesi dove sorgono gli eliporti vitali per l’operatività dell’elicottero del 118. O tutti i comuni delle aree interessate (Cantù, Zelbio e Porlezza) daranno fondo alle casse comunali, oppure non

si potrà più assicurare l’operatività delle strutture di atterraggio.
Le difficoltà economiche, come è emerso negli ultimi giorni, hanno bloccato la manutenzione e costretto allo stop notturno le basi di Cantù, Zelbio e Porlezza, punti strategici per il funzionamento della rete territoriale necessaria per garantire l’efficacia del servizio.
Il primo a parlare, tra i sindaci, è Claudio Bizzozero, guida di Cantù. «Siamo consapevoli dell’importanza, per l’elicottero del 118, di poter contare su una rete di punti dove atterrare – dice l’amministratore di Cantù – Purtroppo, come sempre, la carenza di risorse è decisiva. Abbiamo fatto di recente una riunione sul tema e la conclusione è insindacabile: o tutti si tassano con una quota o non si potrà fare nulla».
Un ragionamento che accomuna anche le altre realtà. «È vitale far funzionare questo servizio e così faremo – sostiene Sergio Erculiani, sindaco di Porlezza – Certo sarà necessario chiedere un contributo anche agli altri paesi. Attualmente abbiamo già un finanziamento, pari a 40mila euro, per rifare la piattaforma in cemento che è in pessime condizioni».
Ma si studia anche un’altra alternativa. «Si potrebbe anche pensare di sostituire la piattaforma esistente con una in alluminio. Durerebbe più a lungo perché meno esposta agli agenti atmosferici e potremmo anche spostarla qualora all’interno del Pgt dovessimo individuare un’area più adatta. Certo ci vorranno almeno 100mila euro. Noi una parte la possiamo mettere, il resto dovrà essere recuperato nel territorio», conclude Erculiani.
Infine c’è Zelbio. «Un anno fa ci siamo incontrati anche con la Provincia proprio per questo motivo. Ma poi non abbiamo più sentito nessuno – dice il sindaco Antonio Lanfranconi – Per mantenere la struttura ci vogliono 12mila euro all’anno. Non abbiamo tale somma».
I costi sono elevati «anche perché bisogna garantire l’assoluta efficienza dell’eliporto. Solo le luci, ad esempio, sono molto costose. Così come il cemento speciale utilizzato – aggiunge il vice sindaco di Zelbio Matteo Vanetti – Insomma dobbiamo avere un sostegno».
Una situazione non facile, dunque, che nei giorni scorsi era stata commentata da Mario Landriscina, responsabile dell’emergenza e urgenza di Como. «La rete è sempre stata un fiore all’occhiello del nostro sistema di emergenza e urgenza – aveva detto – Queste piazzole sono utilizzate sporadicamente di notte, ma in questi casi fanno davvero la differenza. Sono state realizzate in punti strategici. In queste aree, i tempi di intervento con l’ambulanza o con l’elicottero hanno una differenza abissale, che cambia la prospettiva per il paziente».
«Penso che gli enti locali, unendo le forze, potrebbero assicurare il funzionamento delle piazzole» ha concluso Landriscina.

F.Bar.

Nella foto:
Gennaio 2007, con le autorità, l’elicottero arriva per la prima volta nella piazzola di Cantù

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.