«Prima via i vertici pidiellini. Poi discuterò di ballottaggio»

Sergio Gaddi
Il tono di voce è quello dei giorni (quasi) migliori. Sergio Gaddi è soddisfatto per il suo 8,3% personale e per l’8,56% della lista “Forza Cambia Como” (2 consiglieri eletti).
«Considerando che la lista era nata quasi 24 ore prima del voto, che il marchio era sconosciuto e che la concorrenza era affollata di liste civiche di centrodestra – osserva Gaddi – direi che pesare quasi quanto un partito “vero” è un risultato eccezionale. Oltretutto, vorrei segnalare che tra i primi
10 candidati più votati ce ne sono ben 2 della nostra lista (Anna Veronelli con 478 preferenze e Francesco Pettignano con 330, entrambi ex Pdl, ndr)». Peraltro, soltanto Gaddi e la Veronelli – entrambi componenti dell’ultima giunta Bruni – torneranno a Palazzo Cernezzi.
«Il fatto che io e Anna siamo stati rieletti – sottolinea Gaddi – dimostra prima di tutto che avevamo lavorato bene. In secondo luogo, che la nostra scelta di fondare una lista civica si è rivelata più che azzeccata». Inevitabile la stoccata al Pdl.
«Il crollo del Popolo della Libertà – attacca Gaddi – ha responsabilità precise e si identifica nella gestione disastrosa del partito. Sembra quasi che a Como si sia voluto perdere scientificamente, anche se resto convinto che Como resti una città moderata e non di sinistra». Il ballottaggio tra la pidiellina Laura Bordoli e il candidato del centrosinistra, Mario Lucini, già incombe. E Gaddi lancia un monito: «Io resto un uomo di centrodestra, che si riconosce nei valori cattolici e liberali della prima Forza Italia e del Pdl delle origini. Appoggiare la Bordoli il 20 e 21 maggio? Su contenuti e progetti per Como sono pronto a dialogare con chiunque. Ma nel caso del Pdl la pregiudiziale è che cambino radicalmente i vertici prima di ogni discorso». Ultima frecciata ad Alessandro Rapinese, terza forza in città. «Di Rapinese, francamente me ne infischio».

Emanuele Caso

Nella foto:
Sergio Gaddi, candidato sindaco di Forza Cambia Como, ha preso 3.332 voti

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