«Promise le nozze, le ha sottratto 800mila euro»

La vittima era rimasta vedova. A processo oltre al finto sposo anche la sua reale compagna, spacciata per la governante
La drammatica testimonianza della figlia di una donna circuita da un 60enne
(m.pv.) Il rischio è che parte delle contestazioni possano andare prescritte. I fatti, del resto, partono dal lontano 2001, per concludersi nel 2006.
Comunque sia, il fascicolo, gestito dal pubblico ministero Massimo Astori e approdato in aula di fronte al giudice monocratico Francesco Angiolini, è di quelli che lasciano senza parole.
Una donna della cintura urbana comasca – di cui omettiamo ulteriori dati in difesa della sua privacy – sarebbe stata circuita da un 60enne di Lecco ma

residente ad Arzachena, in Sardegna, che l’avrebbe indotta nel tempo, e dietro la promessa di un futuro matrimonio (la vittima, tra l’altro, era diventata vedova) a consegnare più di 500mila euro, in parte dopo aver venduto una casa di vacanza in Veneto, affacciata sull’Adriatico.
E a sentire le parole della figlia della donna, ascoltata ieri in aula nel corso del processo che, oltre all’uomo, vede imputata anche la sua reale compagna – una sessantenne di Novara (che era stata spacciata come governante) – la vittima avrebbe versare all’uomo anche di più, «almeno 800mila euro».
Una storia incredibile, con protagonista «un uomo di cui ci fidavamo e che ci aveva detto che per lui eravamo come figlie – ha raccontato ieri la ragazza visibilmente scossa – Ci diceva di essere un uomo di chiesa, di accudire i disabili, di amare gli animali, sembrava una persona perfetta. Diceva di essere un imprenditore nel campo della moda, mi aveva anche detto di licenziarmi per andare a lavorare con lui. Diceva di voler sposare mia madre, poi però riferì di avere avuto dei problemi con la finanza e di avere bisogno di soldi che avrebbe subito restituito».
È l’inizio dell’incubo. Un buco che si sarebbe poi allargato – contesta l’accusa – ben oltre i 500mila euro. Ma quell’uomo aveva una scusa buona per tutto.
«Quelli che poi abbiamo scoperto essere i suoi figli, li spacciava come orfani di cui si prendeva cura, e quando una volta ce lo siamo trovati in tv (a “Mi manda RaiTre”, ndr) in mezzo ad alcune donne che denunciavano di essere state raggirate dietro promesse di matrimonio, ci rispose che erano solo persone che lui aveva rifiutato e che volevano fargliela pagare».
Una circonvenzione proseguita per anni – con un primo richiamo della banca per il maxi-buco nei conti della vittima che risale al termine del 2004 – fino a quando, nel 2006, una delle figlie diede alla madre 600 euro per pagare una bolletta, chiedendo poi, come verifica, il riscontro del versamento. Di fronte alle scuse della madre che, raggirata fino all’ultimo, riconobbe di avere dato anche quei soldi al suo futuro marito, scattò la denuncia – firmata dall’avvocato Massimo Ambrosetti – poi approdata nell’aula del Tribunale.

Nella foto:
L’ingresso del Tribunale. Nel processo è imputata anche la reale compagna dell’uomo

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