«Quello attuale è un “accrocco”. Merita un progetto architettonico serio che rispetti i valori degli anni ’30»

Il parere del soprintendente Artioli
C’è un vincolo di legge preciso che tutela il Sinigaglia di Como. Ma ciò non significa che non si possa fare nulla per migliorarlo nell’aspetto, nella funzione e nella gestione. Anzi. Ne è convinto il soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Lombardia, Alberto Artioli.
A suo tempo, con l’imprenditore ed ex assessore Nini Binda, pure socio del Calcio Como, aveva fatto parlare l’idea di un parcheggio sotto lo stadio, per trasformarlo rispettandone la storia culturale . Binda da anni infatti propone di realizzare in un rinato Sinigaglia strutture polifunzionali per sport minori, ma anche per concerti, eventi artistici e attività commerciali. Uno stadio, insomma, aperto sette giorni su sette.

Come quello di Basilea, con cinema e negozi.
«È ovvio che il Sinigaglia, qualora fosse privato delle funzioni calcistiche, dovrebbe adeguarsi alle nuove esigenze – rimarca Artioli – Ma serve un progetto univoco. La “testata” su via Sinigaglia ad esempio è da restaurare con un intervento conservativo. Ma c’è pure da chiedersi come gestire gli interventi che si sono succeduti negli anni. Rimane ben poco degli originali spalti razionalisti, tra tubature metalliche inserite per aumentare la capienza e altri interventi fino agli anni ’90. Specie se lo si vede dal lago, lo stadio oggi è un “accrocco” di elementi eterogenei, un inno alla confusione. Piuttosto degradato».
Quindi, cosa occorre? Per Artioli, potrebbe avere senso «un progetto anche moderno. Ovviamente non possiamo abbatterlo e al suo posto costruire un grattacielo, ma il vincolo che lo tutela lascia spazio a nuove prospettive che non lo contraddicano pesantemente. Compreso il parcheggio di cui si è discusso. Che, pur sotterraneo, però avrebbe evidenze architettoniche non trascurabili, come griglie di ventilazione, rampe, ascensori. Staremo a vedere. Certo occorre raccordare gli elementi rimasti degli anni Trenta con ciò che di positivo è giunto dopo. E togliere tutto il posticcio. Se la nuova funzione, di qualsiasi genere, fosse realizzata attraverso un intervento moderno di grande qualità architettonica, il significato del vincolo sarebbe rispettato. E potrebbe significare aria nuova per tutta l’area a lago che con i monumenti storici e sportivi – quello ai Caduti di Terragni, Canottieri, Aero e Yacht Club e anche il Tempio Voltiano anche se è di altro stile – è un museo a cielo aperto unico. Lo stadio però, ripeto, merita uno studio unitario e serio, invece di troppi interventi estemporanei».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Il progetto di Gianni Mantero del 1932 per l’Opera Nazionale Balilla a Como

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