Cronaca

«Questa è una mostra di respiro europeo»

Como 26 marzo 2010, Villa Olmo, inaugurazione/gala mostra RubensInaugurata la grande rassegna dedicata a Rubens e ai fiamminghi

di LORENZO MORANDOTTI


«La mostra di Como su Pieter Paul Rubens e i fiamminghi è un progetto molto importante. Ha una caratura e una dimensione davvero europee. Nel senso che documenta il fortissimo legame della cultura italiana, con i suoi maestri di cui Rubens si nutrì, con il continente e con l’area mitteleuropea. Avrà il successo della mostra di René Magritte a Villa Olmo nel 2006? – 115mila visitatori, ndr – Presto per dirlo, ma tutto va, a gonfie vele, in quella direzione. Dipende dalla volontà di promuovere

l’evento da parte degli organizzatori». Karl Schütz, direttore della Galleria del Kunsthistorisches Museum di Vienna, uno dei tre grandi musei che hanno prestato a Como le opere dei maestri fiamminghi esposte a Villa Olmo da oggi al 25 luglio, è categorico. E orgoglioso di aver concesso al Lario come “volano” turistico parte dei propri inestimabili tesori viennesi. Schütz è anche orgoglioso di due dipinti che il Kunsthistorisches ha prestato a Como. L’encomiastica opera inglese Ritratto di Thomas Howard Graf Arundel e sua moglie Alathea Talbot del 1630, opera del miglior discepolo di Rubens, Anton van Dyck, è una sintesi del mondo allora conosciuto: il nobile della corte reale d’Inghilterra guidò la colonizzazione del Madagascar. Ed eccolo infatti indicare l’isola sul mappamondo, con la moglie che regge gli strumenti della conoscenza scientifica e geografica, l’astrolabio e il compasso. Un altro quadro di cui andar fieri è il Ritratto di giovane generale, sempre di van Dyck, restaurato da pochi mesi («il Kunsthistorisches è l’unico dei tre musei prestatori ad avere un gabinetto di restauro interno»).
Mostra bagnata ieri, nel giorno dell’inaugurazione, ma mostra fortunata nelle premesse e negli auspici, quindi. Ieri pioggia e vento non hanno fermato l’entusiasmo degli organizzatori e del Comune di Como che ha curato l’evento insieme con Renate Trnek della Galleria dell’Accademia di Belle Arti della capitale austriaca.
Gli ha fatto eco implicitamente il primo cittadino di Como, Stefano Bruni, che nel suo intervento durante la presentazione ai media dell’evento ha rimarcato il coraggio con cui Como accetta la sfida di una mostra così ambiziosa e impegnativa. Dando alla cultura un ruolo di traino di primo piano per il rilancio del territorio in un’ottica di marketing territoriale.
«In una congiuntura economica così difficile per tutto il nostro Paese e anche per il Lario – ha sottolineato Stefano Bruni – le istituzioni hanno il compito di “fare la lepre” e cioè da traino anticipatore, con iniziative che sono sì onerose ma anche e soprattutto economicamente rilevanti, poiché hanno il ruolo di volano per il turismo culturale e per la comunicazione dell’immagine del territorio nel mondo».
Bruni ha anche ricordato che il Comasco «ha bisogno di eventi come questa mostra di Rubens ed è significativo che abbia deciso di non farsi condizionare da nessuno, compiendo anzi un gesto di autentica audacia».
Dalla mostra, ha ricordato poi il sindaco, Como «si aspetta grandi numeri e c’è una grande attesa per l’evento da parte degli appassionati d’arte e cultura». Ma è anche un’occasione promozionale decisiva, perché la città ha un ruolo strategico importante in una zona d’Europa fondamentale: «La Lombardia è uno dei quattro motori d’Europa e Como è centrale per l’asse Nord-Sud, vicina a Milano e alla Svizzera. Il pubblico ormai si aspetta dalla nostra Villa Olmo mostre di alto livello, anche perché sono ospitate in una location davvero unica al mondo».
La presentazione della mostra è stata anche l’occasione per rivendicare la centralità della storica dimora neoclassica uscita dalla matita di Simone Cantoni nell’assetto paesaggistico e urbanistico del lungolago di Como: «Stiamo varando un importante concorso di idee per riqualificare il percorso a lago da Villa Geno a Villa Olmo – ha concluso Stefano Bruni – Un’iniziativa che così come la mostra di Rubens ha come elemento centrale forte la bellezza».
Stanco per il tour de force organizzativo il motore del progetto mostre di Villa Olmo, l’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi Sergio Gaddi: per l’allestimento si è lavorato fino ad ore impossibili, mercoledì fino alle 5 del mattino. Gaddi però non ha taciuto la visibile soddisfazione, celebrando l’artista che ha ospitato a Villa Olmo per la bella stagione sul Lario: «Rubens infonde nelle sue opere lo spirito della vita attraverso la luce e il colore. Il pittore porta nella storia dell’arte un elemento rivoluzionario per energia, per plasticità e per potenza espressiva. Possiamo dire, con una celebre definizione del grande critico d’arte italiano Federico Zeri, che è stato il più grande artista di tutti i tempi per l’uso sapiente della materia pittorica» ha detto ai numerosi giornalisti che in mattinata hanno affollato (sono 100 quelli accreditati) la conferenza stampa nella tensostruttura accanto alla storica dimora. Dove, dal 9 aprile andrà in scena lo spettacolo a cura di Laura Negretti ed Eleonora Moro che sposerà Rubens e Don Chisciotte della Mancia. Gaddi non ha mancato di sottolineare come la mostra che documenta con ampio apparato didattico la fucina creativa e il senso della “bottega collettiva” da cui è sorto il mito di Rubens, sia in realtà piena di dipinti che recano indelebile il segno della sua mano pittorica diretta. «I bozzetti per le decorazioni per la chiesa di Anversa hanno la vera autografia del maestro – ha detto ieri – lì si può leggere il pensiero che viene trasmesso alla superficie attraverso il pennello. E il senso della vita si può toccare con mano, paradossalmente, nelle bellissime nature morte».
Da parte sua Martina Fleischer, vicedirettrice della Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti della capitale austriaca, ha ricordato che Como ha messo a segno un colpo notevole: «La nostra struttura è chiusa da tempo per restauri, e tra poco riaprirà. Era l’occasione da cogliere al volo per una mostra a Villa Olmo». E tra i dipinti che Vienna consiglia di non mancare «c’è il monumentale Vittoria e Virtù (enorme, solo la cornice pesa 100 chili, ndr) appartenenti al ciclo che Rubens dedicò al console Publio Decio Mure» ha detto ieri Johann Kraeftner, direttore del Museo Liechtenstein di Vienna.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Un suggestivo momento dei giochi d’acqua e di luce che ieri sera hanno caratterizzato l’inaugurazione della mostra dedicata a Rubens e ai fiamminghi (foto Baricci)
27 marzo 2010

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