Cronaca

«QUESTO E’ MALINTESO BUONISMO»

di ANDREA BAMBACE

L’opinione del professor Pietro Ichino
«Il 3 giugno 2003 mille assistenti di volo di Alitalia simularono una improvvisa malattia per nascondere uno sciopero vietato dalle norme poste a tutela dei viaggiatori – ricorda Ichino – Anche allora venne aperto un procedimento penale, che tuttavia si concluse in un nulla di fatto. Non è chiaro come il pubblico ministero abbia potuto non rilevare l’evidenza della frode in quell’epidemia concertata, in quelle centinaia di pretese visite mediche eseguite presso un unico presidio sanitario

nel giro di brevissimo tempo e tutte concluse con una diagnosi di impedimento al lavoro per un solo giorno per “sindrome ansioso depressiva”, o per “emicrania”». Dopo l’analisi dell’episodio di Alitalia, il parallelismo con quanto accaduto a Como, all’interno di Asf.
«L’impressione è che, a distanza di tempo dai fatti, nel magistrato prevalga un certo qual malinteso buonismo, che lo porta ad archiviare l’episodio infelice sperando che esso non abbia a ripetersi. Così facendo, però, si rafforza ulteriormente l’idea, già radicatissima nel nostro Paese, secondo la quale il “mettersi in malattia” è un diritto potestativo di qualsiasi lavoratore; e “un giorno di malattia non si nega a nessuno”. Si dà, inoltre, una copertura alla complice inerzia dell’Ordine dei medici, che non sanziona mai il medico compiacente, neppure nei numerosi casi in cui – date le circostanze – il suo dolo è indiscutibile».
Il giuslavorista milanese, per le sue posizioni già oggetto di minacce da parte delle nuove Brigate Rosse (“in Italia chi tocca lo statuto dei lavoratori muore”, ha detto in passato), ribadisce che «i primi a essere danneggiati da questo malinteso buonismo sono i lavoratori: perché i pericoli maggiori per i loro diritti vengono dagli abusi come questo».
Un concetto, questo, che Ichino aveva ribadito anche sul “Corriere della Sera” del 3 giugno 2003, giorno della malattia di massa degli assistenti Alitalia. Il giuslavorista milanese chiudeva così l’editoriale: «Non è detto, comunque, che tutto il male venga per nuocere: questa sciagurata vicenda può essere l’occasione per una presa di coscienza da parte di tutti – e in primo luogo da chi ha a cuore il benessere e la dignità dei lavoratori – del fatto che gli eccessi di protettività del sistema, generando rendite parassitarie, costano alla grande maggioranza dei lavoratori, quelli perbene, più di quanto essi ne traggano beneficio. Nei giorni scorsi, a soffrire le pene d’ inferno nei nostri aeroporti erano soprattutto lavoratori ai quali venivano mandati in fumo i pochi giorni di riposo. A soffrire, poi, delle conseguenze dell’inaffidabilità dei nostri servizi di trasporto aereo sono e saranno per primi i lavoratori che vi sono addetti; con o senza certificato medico». Nello stesso articolo di fondo, Ichino aveva puntato il dito contro il «falso infermo», che può «fare affidamento sul’impunità» in parte grazie al «rassegnato fatalismo di fronte all’assenteismo abusivo», e in parte alla «incapacità dei servizi ispettivi pubblici di esercitare un controllo efficace». Quindi: falsi infermi, medici compiacenti e clima di rassegnazione di fronte a un malcostume diffuso. Ecco gli ingredienti per la malattia di massa all’italiana.

Nella foto:
Un’immagine del giuslavorista Pietro Ichino che interviene con parole dure sul caso degli autisti Asf ammalati in massa
26 gennaio 2011

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