«Salvate le Province». Ma non ci crede nessuno

Dibattito ieri pomeriggio a Villa Saporiti
Soltanto 11 i favorevoli all’ordine del giorno nazionale votato anche a Como
«No all’Italia senza Province». Il grido di dolore delle istituzioni votate per decreto alla rapida estinzione si è levato ieri da Nord a Sud. In tutto il Paese sono stati infatti convocati i consigli provinciali per l’approvazione di un ordine del giorno in cui si dice no al taglio imposto dalla manovra “Salva Italia” di Mario Monti.
Una mobilitazione che a Como non ha toccato le corde giuste nei cuori dei cittadini, i quali hanno sostanzialmente disertato la riunione. Non solo: anche
il dibattito, a tratti surreale, è sembrato voler certificare, in alcuni passaggi, la sostanziale inutilità degli enti intermedi.
«Se leggessimo questo testo alla gente – ha detto Maria Rita Livio, sindaco di Olgiate e consigliere a Villa Saporiti per il Partito Democratico – saremmo seppelliti da una risata». Concetto ribadito in forma diversa anche da Ivano Bernasconi, consigliere di Autonomia Comasca: «Provo imbarazzo per questo ordine del giorno. Se non capite il clima che c’è là fuori – ha detto Bernasconi rivolgendosi ai colleghi seduti nel piccolo emiciclo di via Borgovico – allora tutto è inutile». Punto chiave, quello indicato da Bernasconi. Ovvero, il sentimento popolare che accompagna quasi con entusiasmo la fine delle Province, enti giudicati – a torto o a ragione – inutili e fonte di enormi sprechi.
Il dibattito, si diceva. Introdotta dal presidente del consiglio, Ferdinando Mazara, che si è appellato alla Costituzione, la discussione si è dipanata attorno alla relazione del presidente della Provincia, Leonardo Carioni, il quale ha letto quasi integralmente il parere scritto nei giorni scorsi dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida. Una dissertazione in punta di diritto sulle ragioni di illegittimità che renderebbero nullo il decreto con cui il governo ha deciso, di fatto, la cancellazione delle Province.
«Abbiamo chiesto al governatore della Regione di promuovere un ricorso davanti alla Consulta – ha aggiunto Carioni – Formigoni ha accettato e ha detto che la decisione sarà presa giovedì in giunta».
La soluzione del rebus potrebbe quindi diventare materia di contenzioso giuridico-costituzionale. Ma il punto, hanno ricordato altri consiglieri intervenuti nel dibattito di ieri pomeriggio, è politico. Servono o no le Province?
«Dopo aver ascoltato Carioni sono più convinto dell’inutilità della Provincia – ha ironizzato Renato Tettamanti, consigliere eletto nel 2007 nelle liste di Rifondazione Comunista – La verità è che non possiamo fare questa discussione staccandoci dalla realtà attuale del Paese. I cittadini sono d’accordo con la soppressione delle Province, questo è il punto da cui dobbiamo partire chiedendoci cosa sia stato fatto per contrastare questa opinione». La risposta di Tettamanti è stata netta.
«Lega e Pdl hanno costruito una stagione politica sull’antipolitica, adesso raccolgono i frutti della loro semina. Sembriamo asserragliati in difesa di un piccolo ceto politico. Andate a fare una manifestazione popolare e chiedete ai cittadini di scendere in piazza per salvare le Province. Vi accorgereste della realtà».
Interrotto da alcuni consiglieri e dal capogruppo della Lega, Tettamanti ha concluso dicendo che «nulla potrebbe essere portato a Como a sostegno del mantenimento in vita di Villa Saporiti».
Discorso molto più teorico, con richiami al federalismo di Carlo Cattaneo e alla dottrina politica di Gianfranco Miglio, quello pronunciato da Giancarlo Galli, capogruppo di Autonomia Comasca.
Galli è tornato a chiedere l’istituzione della «Provincia-Cantone», vale a dire «un’aggregazione di Comuni che sappia gestire i problemi del territorio senza farsi scavalcare o dettare legge dall’alto dai funzionari della Regione». In difesa delle Province ha parlato anche Maria Grazia Sassi, consigliere del Pdl, che ha criticato soprattutto la decisione di modificare i meccanismi elettorali. «Si è tentato di spegnere la politica e la democrazia, senza eletti non c’è democrazia, non sono i tecnici che risolvono i problemi», ha detto.
Al termine della seduta, l’ordine del giorno proposto è stato approvato con 11 voti favorevoli, 6 astenuti e 3 contrari (Bernasconi, Livio e Tettamanti).

Dario Campione

Nella foto:
L’emiciclo di Villa Saporiti durante la discussione di ieri pomeriggio sull’ordine del giorno a sostegno delle Province

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