«Sant’Abbondio, tutto da rifare». La sagra cittadina di fine agosto non è un evento per turisti

altLa festa del patrono
Così l’assessore Cavadini dopo la provocazione di Spallino
«Festa del patrono a Giurdignano (Lecce). Con tutto il rispetto per S. Abbondio, qui giocano in un un’altra categoria».
Così l’altro ieri, in un messaggio sul social network Twitter di cui è assiduo frequentatore, accompagnato da una immagine della festa patronale della località salentina, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Como, l’avvocato Lorenzo Spallino, ha lanciato la propria opinione in merito alla festa del santo patrono di Como.

Nulla di gravemente polemico negli intenti, sia chiaro. Sant’Abbondio in sé come festa religiosa della gente di Como non si tocca. È stata solo una piccola provocazione estiva. Ma, girato il tweet spalliniano a due operatori comaschi in prima linea sul fronte del turismo, il sasso in piccionaia pare abbia sfondato come suol dirsi una porta aperta.

La fiera di Sant’Abbondio in via Regina (dal 27 agosto al 2 settembre nel consueto complesso dei santi Cosma e Damiano), così com’è, sarà anche meritevole di attenzione e vale la visita, anche per lo sforzo dei tanti volontari che si impegnano per una settimana. Ma si può fare molto di più e meglio. 

Il primo a crederci è l’assessore alla Cultura e al Turismo Luigi Cavadini, collega di giunta di Spallino. Per il quale «Sant’Abbondio è tutta da rifare. È una fiera da ripensare complessivamente sia per la sua dimensione zootecnica – la fiera degli animali anche quest’anno sarà al parcheggio dell’Ippocastano in via Moro – sia per la sagra in sé, come occasione di intrattenimento. Va detto che gli spazi, nel corso degli anni, si sono sensibilmente ridotti, nell’area di via Regina. E, ormai, hanno una dimensione residuale. Una volta sistemati la “manica lunga” del complesso di Sant’Abbondio e il giardino, lo spazio per la fiera è ormai quello che è. Non possiamo più andare avanti a rifarla in questi modi. La fiera di Sant’Abbondio, pur avendo una frequentazione abbastanza ampia, rimane un evento di contorno per la città e non di effettivo richiamo turistico, né un evento centrale in un periodo in cui la città pullula di attività. Che pur rivolgendosi a pubblici diversi, penso a manifestazioni come “Parolario” e il Palio del Baradello, potrebbero meglio convivere e integrarsi».
È noto come le feste patronali al Sud siano più spettacolari di quelle del severo Nord. Specie in tema di luminarie. Ogni festa patronale ha la sua peculiarità ma sono tutte accomunate dai medesimi fattori: luminarie, complessi bandistici, pizziche, giochi, dolci e il calore della gente. E noi siamo la città di Alessandro Volta, il padre della pila e dell’elettricità modernamente intesa. Con la luce dovremmo saperci fare. Ma per Daniele Brunati del Consorzio Como Turistica e degli “Amici di Como”, che collabora saldamente con l’assessorato di Spallino sul fronte del lungolago e della sua manutenzione almeno provvisoria durante lo sfacelo del cantiere delle paratie, la questione di Sant’Abbondio e del suo futuro a medio e lungo termine va affrontata in modo assai più radicale: «Il turismo negli anni a venire sarà sempre più il nostro futuro – dice Daniele Brunati – Occorre prepararsi. E crederci, tutti insieme. Ha ragione l’assessore Spallino. Sant’Abbondio gioca in un altro campionato. Serve una nuova location. Queste sagre attirano il fedele devoto e il pubblico dei residenti, ma svolgono anche una precisa funzione di volano turistico, fanno girare l’economia legandola saldamente alla storia e alle tradizioni locali. È quello che distingue l’Italia, un territorio giovane come l’America certe cose se le sogna, dal punto di vista delle attrazioni turistiche».
Ma Sant’Abbondio così com’è non le piace? «È oggi un evento ancora molto locale, un appuntamento “della città”. Ma lo si può rilanciare, con una sede meno difficile da raggiungere, in un’area più aperta, meno soffocata e chiusa. Oggi è una macchina che funziona grazie ai volontari. Andrebbe tutto più programmato».
In che modo farlo è un tema di futuri dibatiti su cui per ora né Cavadini né Brunati si sbilanciano. Ma quest’ultimo dà comunque un suggerimento. «Girate il mondo, copiate, per migliorarvi. Adesso io sono in Croazia. Dove non hanno le nostre ricchezze culturali, hanno poche cose ma le sanno sfruttare all’osso, e infatti ultimamente hanno alzato notevolmente i prezzi dell’accoglienza turistica. Ma hanno ospiti internazionali dall’Asia e dall’America, non solo dall’Europa. Como è un brand fortissimo, come hanno confermato i confortanti dati del turismo di primavera dell’ultima relazione della Camera di Commercio. Ma dobbiamo ancora investire molto nel comparto. La lezione che dà Sant’Abbondio è emblematica, in tal senso. È una fiera lodevole, ma che non coinvolge abbastanza e che potrebbe crescere molto, in futuro. A patto che ci sia una regia. Una pianificazione su cui lavorare».

Nella foto:
Il ristorante dell’Associazione Cuochi di Como alla fiera di Sant’Abbondio, sempre molto affollato (foto Mv)

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