«Se il federalismo fallisce l’unica strada è la secessione»

Ipotesi referendum – Il pensiero del deputato, del consigliere regionale e del segretario provinciale del Carroccio. «Le critiche di Fini? Vuole solo farsi notare»
Dopo le nuove esternazioni di Bossi dal palco di Venezia si riaccendono gli animi del popolo leghista
La folla l’ha trascinato sul palco all’urlo di “secessione”. E lui ha servito ai militanti leghisti, ancora una volta, il sogno di una Padania indipendente.
Ma non con i fucili, come disse nel 2008. «Bisogna trovare una via democratica, forse referendaria, perché un popolo importante e lavoratore come il nostro non può essere costretto a continuare a mantenere l’Italia», ha detto Umberto Bossi domenica dal palco di Venezia. Secessione.
Ipotesi concreta o slogan sempreverde per

tenere a bada una base spazientita? «Se il federalismo non basta – rispondono i leghisti comaschi – la strada naturale è quella della secessione».
Il Carroccio di Como ci crede. Un po’ perché la parola del lider maximo non si mette mai in discussione («Bossi non ha mai sbagliato, lui detta la linea», dice il segretario provinciale della Lega»), un po’ perché ci si rende conto che la strada verso il federalismo concreto non è facile, né dritta, né veloce. Quindi: o il federalismo, o la secessione. Ecco la tesi del parlamentare leghista Nicola Molteni.
«Nel 2008 il popolo della Lega ha votato il centrodestra per cambiare il Paese – dice il deputato – nonostante le difficoltà economiche, la congiuntura negativa e la crisi mondiale, l’unica vera riforma varata è quella sul federalismo fiscale, andata in porto nonostante mille tentativi di ostruzione, anche all’interno della coalizione di governo. Pensiamo a Futuro e libertà per l’Italia, i cui esponenti una volta facevano parte del Pdl».
Giusto sabato, il giorno prima che da Venezia riaffiorasse la pulsione secessionista, Gianfranco Fini aveva attaccato il Carroccio : «Il Nord ha bisogno di un governo che governi, non delle carnevalate padane».
Secca la replica di Molteni, che liquida l’affondo del leader di Fli con una battuta: «Non merita risposta, è in difficoltà e cerca visibilità attaccando Berlusconi e la Lega».
Ma il punto è la secessione. «Parliamoci chiaro – continua – se il federalismo non arriva a compimento, l’autonomia diventa l’unica strada». Meglio un Nord autonomo all’interno dell’Italia o uno Stato indipendente? «Il nostro statuto parla chiaro: Lega Nord per l’indipendenza della Padania. È il popolo del Nord, di questo passo, a non voler rimanere in questo Paese. Di fatto esistono già due Stati: l’evasione dell’Irap è al 12% in Lombardia e all’85% in Calabria. La Lombardia ha 800 agenti della forestale, contro i 15mila calabresi e i 30mila siciliani. Il secessionismo non è uno specchietto per le allodole – conclude Molteni – chi domenica era a Venezia, ha sentito cosa vuole la base leghista».
Anche Dario Bianchi, comasco e consigliere regionale della Lega, è dell’idea che la secessione serve se il federalismo fallisce. A differenza di Molteni, però, Bianchi fa capire che il federalismo già zoppica.
«Il federalismo fiscale non è sufficiente, troppi rallentamenti dovuti alla burocrazia, ai decreti per rendere la legge operativa. A mali estremi, estremi rimedi». Quindi, secessione? «Sarà il popolo a decidere. Il Paese è ammalato, servono medicine molto potenti». Nord autonomo o indipendente? Bianchi non ha dubbi. «La Padania sarebbe un grande Stato europeo. È quello che vorrebbe la gente del Nord. Per me, meglio essere totalmente indipendenti. Ma se il popolo vorrà uno Stato federale, ben venga. Gli Stati Uniti sono federali. La Germania, la Svizzera sono federali. Perché non possiamo esserlo anche noi? Prima o poi, la gente si scoccerà di questo carrozzone».
Se Molteni è diplomatico e Bianchi roboante, il “colonnello” Cristian Tolettini – segretario provinciale della Lega – è a dir poco sintetico. Quasi militaresco. «La linea la definisce Umberto Bossi. La Lega Nord seguirà le indicazioni del nostro leader». E il senatur, secondo Tolettini, «non ha mai sbagliato», perciò se lui parla di secessione «quella è la strada da percorrere». E le “carnevalate padane” citate da Fini? «Fini è sparito dallo scenario politico, per farsi notare può solo attaccare la Lega».

Andrea Bambace

Nella foto:
Il leader del Carroccio, Umberto Bossi, in compagnia del figlio Renzo (consigliere regionale) durante la “Batelada” sul Lario

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