«Sei anni d’attesa per un capannone. E i lavori non sono ancora iniziati»

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La burocrazia e le imprese
L’imprenditore erbese Alberto Croci: «Già spesi 270mila euro»

Innanzitutto bisogna chiarire un aspetto: non sono gli altri speciali, siamo noi arretrati, assurdamente complicati, incapaci di guardare alle aziende e all’economia come a un “bene comune”.
Loro, “gli altri”, ovvero Paesi come la Svizzera, l’Austria o la Francia, semplicemente si rendono conto che se un’azienda prospera è un vantaggio che si allarga, si diffonde ai dipendenti e ai collaboratori, all’intero territorio. E, comunque, se anche non ci sono aiuti o agevolazioni, quanto meno

altrove si evitano ostacoli.
La storia che viene da Erba, invece, è tragicamente sintomatica di un sistema distorto, di come qui le cose non vanno: non solo non ci sono aiuti, ma addirittura il percorso di un possibile sviluppo appare pieno di ostacoli. Lento e complicato. Come se il sistema in Italia, a Como, a Erba fosse strutturato per frenare e non per agevolare chi vuole investire e creare opportunità di lavoro e di ricchezza per sè e per gli altri.
«Nel 2007 abbiamo iniziato l’iter burocratico per poter costruire un nuovo capannone, ampliare l’attività e quindi aumentare l’occupazione. Dopo sei anni e centinaia di migliaia di euro già spesi, dovremmo, forse, iniziare i lavori il prossimo 5 agosto». A spiegare la vicenda è Alberto Croci, erbese, un passato da manager in alcune importanti aziende metalmeccaniche della zona e dal 2000 imprenditore, con altri soci, a capo della Techné di via Cascina California, a Erba.
Due realtà produttive, quella di Erba e un’altra a Merone, una trentina di dipendenti e 7 milioni di euro di fatturato, Techné – società specializzata in valvole e meccanica di precisione – vorrebbe crescere: i clienti ci sono, un terreno già di proprietà anche.
«Si trattava di un terreno agricolo – prosegue Croci – all’interno di una zona industriale. Con la giunta Ghioni avevamo ottenuto la trasformazione in industriale, ma non è bastato. Essendo confinante con il Parco della Valle del Lambro, ci sono stati chiesti studi ambientali, botanici e ornitologici». Di tutto e di più, compresi 270mila euro già spesi senza avere ancora posato nemmeno un mattone.
«Più di 100mila euro di oneri di urbanizzazione già pagati, spese per l’allacciamento del gas, costi vari, burocrazia – rimarca Alberto Croci, evidentemente sconsolato – Già, dovremmo iniziare i lavori il 5 agosto, forse, chissà, a questo punto quasi faccio fatica a crederci. E pensare che ci siamo informati per una iniziativa analoga in Svizzera. Nell’ambito del progetto Copernico, che agevola la nascita di nuovi siti produttivi in Canton Ticino, in 60 giorni avremmo avuto tutti i permessi».
Alberto Croci, insieme ai soci, questa opzione l’ha anche presa in considerazione. Erba o la Svizzera, per un’azienda che lavora nel mondo, sono la stessa cosa. Anzi no: oltre confine ci sono utili detassati, agevolazioni sugli investimenti produttivi, una burocrazia che funziona, tempi certi.
Qui, come visto, la pratica è partita addirittura nel 2007: a Erba, profondo Nord, in una delle aree più vivaci della vivacissima Lombardia. La Svizzera, insomma, sarebbe meglio, come testimonia il programma Copernico, avviato dagli elvetici proprio per attirare insediamenti industriali in Canton Ticino, facendo leva su tasse ridotte, infrastrutture moderne e burocrazia efficiente.
Ed è di questi giorni la notizia, evidenziata dal “Corriere di Como”, che l’Agenzia per lo sviluppo della Carinzia (Eka) ha inviato lettere a diverse aziende comasche per invitarle ad aprire nuove sedi nella loro regione, che offre, per esempio, una tassazione del 25% per le imprese, contributi per gli investimenti, prezzi competitivi per gli immobili e per l’energia elettrica. Altre aziende lariane hanno ricevuto proposte da importanti società francesi che vorrebbero che gli italiani spostassero oltralpe le loro produzioni. Insomma, la caccia alle imprese e agli investimenti italiani si fa sempre più serrata al confine.
Per ora, comunque, gli imprenditori di Erba tengono duro: sono quasi alla fine di un iter che ha dell’assurdo e sperano di far crescere la loro fabbrica nell’Erbese, dove è nata. «L’idea – prosegue Croci – è di chiudere l’unità di Merone dopo avere realizzato la nuova fabbrica, mantenendo in funzione l’immobile di Erba». Insomma, un ampliamento, per di più per una realtà che, spiega l’imprenditore, oltre a essere in crescita, non crea problemi ambientali o di altro genere.
«Per il nuovo impianto – afferma – abbiamo previsto il tetto in legno lamellare; a livello di impiantistica abbiamo il geotermico per il riscaldamento e il raffreddamento, il fotovoltaico e tutto quanto può servire».
Insomma, se anche non ci sono aiuti, contributi o agevolazioni, a Croci – come ai molti altri imprenditori nelle stesse condizioni – basterebbe poco: essere messi in grado di lavorare, almeno senza freni e senza ostacoli, senza lungaggini e una burocrazia da gabelle medioevali. Ma la cronaca, purtroppo, ci racconta ogni giorno l’esatto opposto.

Giorgio Civati

Nella foto:
Alberto Croci, imprenditore erbese con un passato da manager in alcune importanti aziende metalmeccaniche della zona (foto Mv)

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