«Senza correttivi per noi sarà una catastrofe»

L’appello – Parla Daniela Maroni
«Non ci sono margini per ulteriori sconti, il nostro guadagno è limitatissimo»
La categoria rischia concretamente di ritrovarsi in ginocchio. La concorrenza con la Svizzera, gli aumenti inarrestabili del prezzo dei carburanti e le accise sempre più alte non lasciano margine di operatività ai benzinai comaschi. Nella nostra provincia, le stazioni di servizio sono 270 e danno lavoro a numerosissime famiglie.
«Il pericolo sempre più presente – i primi licenziamenti sono già una realtà – è di arrivare al tracollo di un intero settore. Le nostre richieste devono
trovare una risposta pronta e adeguata – interviene Daniela Maroni, responsabile dei benzinai comaschi per Confcommercio – Senza un intervento del governo per recepire le nostre istanze sull’allargamento della carta sconto e sull’estensione al gasolio non c’è speranza di ripresa». Ormai è tristemente risaputo: la riduzione del carburante venduto nella zona più a ridosso del confine è del 60%.
Intanto alla Camera non è passata la richiesta di aumento dello stanziamento di 60 milioni (40 in più rispetto a quelli previsti), per innovare il sistema dello sconto ampliando le fasce territoriali e estendendo la riduzione anche al diesel. Giovedì toccherà alla mozione – con oggetto sempre il fenomeno del pendolarismo del pieno – in discussione in Senato. «Nel frattempo i conti sono sempre più in rosso», aggiunge la Maroni. E su quanto sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, la risposta è secca.
«Innanzitutto si tratta di una Regione a statuto speciale con poteri e libertà di movimento maggiori. Inoltre noi abbiamo un guadagno di 40 euro ogni mille litri di carburante. Non esistono margini di movimento. Speriamo di riuscire a ottenere un sì alla nostre richieste».
La concorrenza con la Svizzera è sempre più spietata. «Di recente chi va in Ticino a fare rifornimento non trova più, come in passato, i cartelli con il prezzo dei carburanti anche in euro, ma soltanto in franchi. Gli italiani, ormai abituati al “ritornello” di quanto sia conveniente fare benzina oltreconfine, si fidano e fanno rifornimento». La volontà è di fare sempre più pressione affinché si ottenga una risposta in sede istituzionale. «Altrimenti dovremo protestare. Useremo tutti i metodi possibili – aggiunge sempre Daniela Maroni – non escludiamo anche l’ipotesi di proclamare uno o più scioperi. Anche perché, se non dovessero passare le nostre istanze sarebbe la fine. Soprattutto per gli impianti compresi entro 10 chilometri dal confine non ci potrebbe che essere la chiusura».
La situazione di emergenza viene evidenziata anche dalla Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali di Carburante (Figisc) e dall’Associazione Nazionale Imprese Servizi Autostradali (Anisa).
«Tutti i Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia) godono di un vantaggio competitivo del prezzo (da un minimo di 0,15 a un massimo 0,43 euro al litro), dovuto a una fiscalità attenuata rispetto a quella italiana – si legge in una nota – Fatto che, insieme alla crisi, ha aggravato il fenomeno del “pendolarismo del pieno”. Una realtà che comporta il rischio di perdite di gettito pari a circa 490-500 milioni di euro nelle varie realtà coinvolte».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Daniela Maroni

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