Cronaca

«Serve l’aiuto dei genitori. Vigilino sulla salute prima che sullo studio»

alt Il preside della Magistri Cumacini

Era stato soprannominato il “preside sceriffo”, ma anche il “preside antidroga”, Enrico Tedoldi, dirigente della Magistri Cumacini. Telecamere a sorvegliare i corridoi e le aree esterne, collaboratori che vigilano pronti a segnalare movimenti sospetti e tanti incontri a scuola tra studenti, medici ed esperti dei danni causati dagli stupefacenti. L’ingegnere Tedoldi ha affrontato così l’emergenza spaccio di droga in una delle scuole più popolose e rinomate del Comasco.
Oggi il suo appello

è però rivolto ai genitori. «Se non si fa squadra tra istituzioni e famiglie – spiega – è impossibile avere risultati. Alcuni genitori si preoccupano soltanto che i figli studino ma, io dico, meglio un figlio un po’ asino e svogliato ma sano che uno drogato il quale magari ha buoni risultati a scuola». Sì, perché il problema della droga tra gli studenti esiste, eccome.
«Credo che negli ultimi vent’anni la situazione non sia molto cambiata – dice il preside – In alcuni periodi l’attenzione dell’opinione pubblica è maggiore, perché ci sono interventi mirati delle forze dell’ordine. Il problema tra gli studenti è cronico». Il preside si dice preoccupato per l’abbassamento dell’età in cui i giovani provano il primo spinello.
«Vent’anni fa il problema era circoscritto agli studenti degli ultimi anni, oggi l’età si è abbassata paurosamente – dice – la droga entra anche nelle scuole medie inferiori».
Una battaglia difficile, quasi impossibile, quella delle istituzioni contro lo spaccio.
«C’è ancora chi pensa che lo spacciatore sia l’uomo nero che arriva a scuola – spiega Tedoldi – invece siamo di fronte a tantissimi baby-spacciatori che acquistano una modesta quantità di stupefacente e la dividono tra gli amici, ricavandone i soldi per una nuova dose».
La scuola, naturalmente, fa la sua parte e non si stanca di controllare. «Certo, abbiamo uno sportello per le tossicodipendenze, l’alcol e il tabagismo, il sistema di telecamere, i nostri collaboratori che segnalano qualsiasi anomalia – è la conferma – Ma sembra di vuotare il mare con un secchio».
Tedoldi evidenzia infine un fenomeno preoccupante legato proprio ai controlli e alle denunce delle forze dell’ordine.
«Anni fa se un ragazzo veniva pizzicato con la droga dai cani della guardia di finanza, dalla polizia o dai carabinieri, era un dramma per lui e per la famiglia. Adesso per i giovani essere segnalati in Prefettura come assuntori viene considerato un atteggiamento trasgressivo. È questa una conseguenza del microspaccio, sempre più allargato. Una questione trasversale, che tocca tutte le classi sociali, i ricchi e i poveri. I genitori devono tenere la soglia di attenzione più alta, loro sono determinanti per leggere questi segnali e intervenire. Si deve fare gioco di squadra contro la droga».

Paolo Annoni

24 Novembre 2013

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