«Servono più concerti, prendiamo esempio dagli eventi svizzeri e da “Umbria Jazz”»

altLe reazioni degli albergatori lariani

Meno mostre per pochi e più concerti per molti. È l’indicazione di Andrea Camesasca, vicepresidente degli albergatori comaschi nell’ambito di Confcommercio, che osserva con non poche perplessità le ultime novità in merito alla grande mostra di Como. «Si fa cultura perché serve a vivere meglio, a sviluppare la mente e a rendere più evoluta la società. Non per fare business – dice il manager – Se ci deve essere ricaduta economica, allora la cultura va tradotta in un’adeguata promozione

e di conseguenza con un prodotto di adeguato livello da comunicare al mondo».
Questa è la prima perplessità, e riguarda la prima tappa del progetto espositivo targato Cavadini: «La mostra su Sant’Elia non ha entusiasmato, e non ha fatto vendere camere agli albergatori lariani. Mi chiedo allora quanti turisti prenotino i loro soggiorni in funzione di questi eventi, come le mostre o manifestazioni come “Parolario” e “Miniartextil”. Il rischio è alimentare solo un turismo di prossimità, un banale “mordi e fuggi”».
«Da tecnico del turismo – rimarca ancora Camesasca – lo slittamento della grande mostra da giugno a novembre non è concettualmente errato, va nell’orizzonte di una destagionalizzazione. E per noi albergatori destagionalizzare gli eventi significa aumentare e mantenere l’occupazione e i contratti di lavoro presso le strutture alberghiere. Purché il territorio giochi in termini di squadra, e consenta l’operazione, beninteso. Ma allora domandiamoci, alla luce dell’esperienza, se la mostra di Cavadini del 2013 ha avuto mordente: non mi risulta. Non ha nutrito e sviluppato l’interesse che ci aspettavamo noi albergatori e operatori turistici».
Come uscirne? «Serve un prodotto vincente. Abbiamo bisogno di vendere camere e fare presenze. Servono attività che possano catalizzare l’attenzione dei turisti. Meglio pochi concerti, ma di alta qualità e di grande richiamo. Come hanno fatto Lugano e Locarno, e come hanno fatto Arezzo Wave e Umbria Jazz che per me continuano ad essere modelli: lì si fa turismo con la cultura, perché si è creata un’attrattiva davvero allettante per il pubblico internazionale. A Como siamo ancora molto indietro».

Nella foto:
Andrea Camesasca

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