«Servono soldi per la manutenzione»

Carlo Terragni: «La Casa del Fascio richiede interventi continui. Occorre un preciso piano pluriennale»

(f.bar.) “Attenzione, non toccare!”. È il classico cartello che campeggia nelle sale dei musei davanti a opere di inestimabile valore. Altrettanto dovrebbe essere affisso su Palazzo Terragni. Perché se la restituzione del simbolo del Razionalismo alla città è sicuramente stata riconosciuta, da più parti, come un’operazione meritoria, «non si può certo pensare di trasformarlo in un museo», come sottolinea l’ingegner Carlo Terragni, nipote di Giuseppe Terragni, l’architetto che nel 1932

progettò l’edificio di piazza del Popolo.
«La Casa del Fascio di per sé è il museo. Riempirla con altre opere non avrebbe senso. Anzi, creerebbe solo problemi – afferma l’erede del progettista – L’importante, se si dovesse arrivare a svuotare l’edificio, sarà di poter disporre di adeguate risorse finanziarie per mantenerlo in efficienza».
La vicenda è nota: da Palazzo Cernezzi è partita, nei giorni scorsi, una missiva destinata al presidente del consiglio Enrico Letta, al ministro dei Beni culturali Massimo Bray e al titolare dell’Economia Fabrizio Saccomanni per chiedere che il governo assegni Palazzo Terragni al Comune di Como, sfrattando di fatto gli attuali inquilini, ovvero la guardia di finanza.
«Il problema di base è sempre lo stesso. L’operazione è sicuramente meritevole ma dipende poi da come si vuole agire. Siamo davanti a un museo naturale. L’edificio però, seppur magnifico, è vecchio. Necessita di manutenzione costante. E quindi ha bisogno di investimenti continui. Esiste un piano che preveda come e dove reperire le risorse per garantire il mantenimento dell’edificio nelle migliori condizioni? C’è un’ipotesi di lavoro pluridecennale che assicuri continuità al progetto? – si chiede Terragni – Altrimenti potrebbe essere un’operazione molto rischiosa. La guardia di finanza ha finora garantito in maniera più che accettabile la cura dell’edificio. Le fiamme gialle vivono con orgoglio Palazzo Terragni. Non si deve correre il rischio di mandarle via per poi ritrovarsi con un edificio vuoto».
Scartata l’ipotesi di realizzare un museo all’interno. «Palazzo Terragni deve essere pensato come la Casa Pedrera di Barcellona (l’edificio realizzato tra il 1905 e il 1921 da Antonio Gaudì, ndr). L’opera in sé è il museo. Dentro gli spazi vanno lasciati vuoti. Si potrà magari creare, in alcuni locali, il Centro studi sul Razionalismo – spiega Terragni – ma ipotizzare un vero e proprio museo non avrebbe senso. Per allestire spazi di tal natura andrebbero eseguiti dei lavori sulla struttura, ad esempio per gli impianti di climatizzazione o per i magazzini delle opere. Si finirebbe per snaturare la costruzione».
Ma come sfruttare, nei limiti del possibile, la Casa del Fascio? «Si potrebbero ricostruire alcuni ambienti con i mobili originali, riproponendo la realtà dell’epoca – dice Terragni – Ci sono molti collezionisti che dispongono di pezzi originali».
Sulla stessa strada sembra essere indirizzato anche l’assessore comunale alla Cultura, Luigi Cavadini. «La nostra lettera è il primo passo per tentare di raggiungere questo importante risultato – spiega Cavadini – Ci vorrà tempo. Ma noi siamo fermi su questa decisione che ci sembra importante per la città e andremo avanti senza esitazioni. Creare un museo non è la strada migliore, così come ipotizzare un eventuale trasloco di opere dalla Pinacoteca civica alla Casa del Fascio. Dobbiamo concentrarci sull’idea del Centro studi sul Razionalismo. Insieme a questa iniziativa andrà curato l’edificio per essere mostrato nella sua bellezza architettonica».

Fabrizio Barabesi

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