Cronaca

L’arresto di De Feudis. «Si è messo consapevolmente a disposizione della camorra»

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L’inchiesta della Dda di Napoli sulla gara di appalto all’Asl di Caserta
I passaggi dell’ordinanza che ha portato all’arresto del politico comasco Pasquale De Feudis

(m.pv.) Pasquale De Feudis, ex assessore comunale di Como residente in città, 66 anni, avrebbe messo «consapevolmente a disposizione di soggetti legati alla camorra il suo buon nome per consentire ai clan presenti sul territorio di infiltrarsi nelle gare di appalto».
«Si tratta peraltro di un soggetto che adotta le medesime cautele degli associati ai clan, prestandosi a incontri riservati, adottando cautele per evitare i controlli di polizia e per eludere eventuali intercettazioni ricorrendo

spesso a intermediari per le comunicazioni». Sono questi i passaggi più pesanti delle 160 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari di Napoli, Isabella Iaselli, su richiesta della Dda. L’accusa parla di turbata libertà degli incanti con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan camorristico dei Belforte che contendeva ai Casalesi l’appalto per il «servizio di pulizia delle strutture Asl di Caserta per la durata di tre anni e a un importo complessivo di circa 27 milioni di euro». I legali del politico comasco negano ogni addebito, e nelle scorse ore si sono già rivolti al tribunale del Riesame di Napoli per chiedere la scarcerazione. Nel frattempo, De Feudis è stato sospeso dal Pd di Como dove era stato rieletto pochi giorni fa nell’assemblea provinciale.
Le accuse nei suoi confronti sono pesantissime e ruotano intorno a due punti: il primo è la presunta vicinanza con Angelo Grillo, ritenuto essere dagli uomini della Dda di Napoli prossimo al clan Belforte. Il secondo è l’aver seguito la gara di appalto del Consorzio Lombardo Cooperative (ovvero il Co.Lo.Coop) «in qualità di gestore» e aderendo – scrivono sempre i magistrati nell’ordinanza – «ad una società occulta con il Grillo» che avrebbe in tal modo favorito «consapevolmente» la partecipazione alla gara stessa «di un soggetto (il Grillo, ndr) sponsorizzato da un clan camorristico della zona e che proprio per tale ragione non poteva presentarsi con una propria ditta». Gara che tra l’altro, alla fine, fu aggiudicata ai Casalesi (a sorpresa e scatenando le ire di Grillo) e non, come doveva essere (sempre stando a quanto riportato nell’ordinanza) alla ditta di Milano favorita dei Belforte.
Le intercettazioni
A supporto delle loro tesi, duramente contestate dalla difesa di De Feudis, gli uomini della Dda presentano una lunga serie di intercettazioni ambientali e telefoniche, ma anche di fotografie tra De Feudis e Grillo. In una telefonata del settembre 2012 i due parlano dell’offerta presentata e Grillo dice: «Mi serve un’altra cosa perché… quella cosa che tu hai presentato la possiamo abbassare. Hai capito no?». De Feudis: «Ho capito». Grillo: «Eh! Uno, uno, uno, capisci?». E in quell’uno i magistrati leggerebbero la «conferma telefonica dell’importo di un milione» in relazione alla «tangente da versare ai funzionari dell’Asl per garantire l’aggiudicazione della gara d’appalto». De Feudis, si legge ancora, sarebbe certo della vittoria tanto che in un’altra intercettazione (del 2 ottobre 2012) al telefono con un altro indagato dice: «C’è da fare una operazione… Chiudiamo la Cooperativa Nigra (consorziata con la Co.Lo.Coop, ndr)… tutti i dipendenti diventano dipendenti della Co.Lo.Coop, perché titolare dell’appalto è quest’ultima». Da questa comunicazione, scrivono gli inquirenti, «è evidente come sia certo dell’aggiudicazione della gara».
La gara va ai Casalesi
Alla fine però, nonostante le rassicurazioni, la gara viene aggiudicata ad una società che viene ritenuta essere vicina ai Casalesi. A ”tradire”, sempre secondo l’accusa, sarebbe il presidente dell’aggiudicazione della gara (anche lui arrestato). La Co.Lo.Coop viene esclusa per un errore procedurale nonostante la migliore offerta. Una vera e propria “beffa” che manderebbe su tutte le furie Grillo e De Feudis. Il presidente dell’aggiudicazione della gara bussa ai carabinieri e denuncia di essere stato minacciato da Grillo, che gli avrebbe detto di avere «un gruppo di 150 delinquenti» per vendicarsi. «A Caserta – dice Grillo in un’ennesima intercettazione – non devi andare… diciamo a ragionare come si ragiona a Napoli e come si ragiona a Milano»… E De Feudis: «Nessuno ha fiatato… Solo lui ha fatto la questione (riferito al presidente dell’aggiudicazione della gara, ndr)… Nemmeno la controparte ha parlato. Alt fermi, ha detto, qui c’è un problema… ma stai zitto no?… Chi ha inguaiato tutto è quello stronzo di…». E in quel momento, sono le 14.30 del 5 dicembre 2012, gli inquirenti fotografano Grillo e De Feudis uscire dal palazzo dell’Asl (dove si erano recati per parlare proprio con il presidente dell’aggiudicazione) e salire a bordo dell’Audi Q7 del primo.

Nella foto:
L’ex assessore comunale di Como, Pasquale De Feudis, 66 anni, è tra le persone arrestate qualche giorno fa su ordine del gip del Tribunale di Napoli Isabella Iaselli. De Feudis era stato rieletto pochi giorni fa nell’assemblea provinciale del Partito Democratico di Como che ora lo ha sospeso
22 Novembre 2013

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