Cronaca

«Si è montato la testa, deve stare al suo posto» Le parole su Albanese finite in una ordinanza

altIl delitto
Le dichiarazioni dei due malavitosi poi arrestati. Ieri nel giardino sono ripresi gli scavi

«Si è montato troppo la testa». «Deve stare al suo posto». A parlare sarebbero due soggetti ritenuti essere vicini alla malavita organizzata di stampo calabrese.
La frase sarebbe a sua volta contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare che lo scorso mese di giugno la Dda avrebbe dovuto notificare a Ernesto Albanese, 33 anni di Fino Mornasco. Ma Albanese non c’era già più, scomparso nel nulla.

 Per poi ricomparire la scorsa settimana, cadavere (anche se la risposta definitiva affidata al Dna non è ancora giunta), sotto due metri di terra nel giardino di una casa in ristrutturazione a Guanzate. E la persona che si «sarebbe montata troppo la testa», stando all’intercettazione e al colloquio dei due malavitosi, sarebbe proprio Albanese. 

Con il passare delle ore, e nonostante lo strettissimo riserbo che gli inquirenti mantengono sul delitto di Guanzate, le tinte che circondano la vicenda diventano sempre più fosche. Per questo forse è bene rimettere in ordine i pochi tasselli fin qui noti. Partendo proprio dal contesto in cui, stando all’ordinanza appena citata, si muoveva la vittima.
Perché come detto, Albanese – se fosse stato rintracciato dagli uomini della Dda – a fine giugno avrebbe dovuto difendersi da una ordinanza di custodia cautelare in quanto ritenuto essere attivo nel campo della droga, cocaina per la precisione. Con incarichi «di responsabilità» nell’ambito dell’attività illecita «partecipando anche a incontri importanti».
Incontri che – siamo però nel 2008 – avrebbero suscitato malumori fino a quel «deve stare al suo posto» finito nella carte della Dda. Conversazioni raccolte in una ordinanza che riporta anche il nome di Albanese. Ma le notifiche non arrivano in tempo perché del 33enne di Fino si sono già perse le tracce.
L’ultimo messaggio su Facebook lo scrive l’8 giugno 2014. È arrabbiato, Albanese, dice di aver ricevuto un messaggio sms di minacce. Poi su di lui cala il silenzio.
Nel frattempo, rimettendo in ordine i tasselli di questo complicato puzzle, nell’ambito delle indagini per la sua scomparsa vengono posti sotto controllo i telefoni di più persone.
Ed è proprio con questo sistema che emergono la rapina di Binago e il sequestro di persona di Cirimido che confluiscono nell’ordinanza delle scorse ore che ha portato in cella i fratelli Andrea e Filippo Internicola, di Lurago Marinone, e Rodolfo Locatelli di Guanzate. Il corpo dell’uomo scomparso riaffiora proprio nel giardino della casa di Guanzate dove almeno due dei tre arrestati avevano abitato. Si trovava a due metri di profondità e per scavare è dovuta arrivare addirittura una ruspa (ieri, al proposito, i lavori di repertazione nella casa sono ripresi). Ai tre, occorre precisare, non verrebbe contestato il delitto.
Questi sono i punti fin qui fissati sulla carta, con ancora troppi lati oscuri.
Toccherà ora al pm Massimo Astori e agli uomini della squadra Mobile dare al tutto un significato che possa ricondurre ai responsabili del delitto.

M.Pv.

Nella foto:
Ieri si è tornati a lavorare attorno e dentro la buca di Guanzate: si cercano tracce del delitto (foto Dps)
7 ottobre 2014

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