Cronaca

«Sì, il Pdl non esiste più»

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Il futuro del centrodestra
Taborelli: «Ora liste civiche senza sigla». Sull’ex sindaco: «Ha grandi colpe»

Mario Alberto Taborelli è uomo di indubbia attitudine alla moderazione. Quindi, se proprio da lui – che, tra l’altro, riveste il ruolo di commissario provinciale del partito – arrivano parole come «il Pdl non esiste più», c’è da credere che il significato della frase sia pesante. E comunque, anche resistesse qualche dubbio sul reale significato di un simile epitaffio politico, il resto dell’intervista conferma in pieno il senso dell’affermazione.
Mario Alberto Taborelli, in una lunga

intervista concessa ieri al “Corriere di Como”, l’ex sindaco del capoluogo, Stefano Bruni, ha affermato che il Pdl ormai di fatto è dissolto. Lei, in provincia, ne è il commissario politico. Cosa ne pensa?
«Pur partendo da un ragionamento differente da quello di Bruni, al quale dopo risponderò, credo anche io che il Pdl ormai non esista più. D’altronde, il partito è nato dalla fusione di Forza Italia con l’allora Alleanza Nazionale. Poi, durante il percorso, abbiamo “perso” dapprima il capo di An, Gianfranco Fini. Poi, una parte consistente dei vertici pidiellini sono confluiti nella formazione “Fratelli d’Italia”. Quindi il Pdl, per come era stato pensato e per come aveva mosso i primi passi, non c’è più. Ma di tutto questo il primo a essere conscio è Silvio Berlusconi, che più volte ha invocato un forte rinnovamento e un radicale cambio di marcia».
Berlusconi vi ha già dato direttive precise in merito a come cambierà il partito e a cosa nascerà dopo?
«Se dicessi che conosco qualcosa di preciso, mentirei. I dettagli arriveranno, ma ora la situazione è molto fluida anche in ragione dell’impatto della recente sentenza Ruby. Ma, almeno a Como e provincia, mi sto già personalmente occupando della riorganizzazione del partito. E molte cose sono già cambiate».
Ammetterà, però, che spesso le rivoluzioni interne al Pdl si sono risolte in poco più che qualche titolo di giornale. Può fare qualche esempio concreto delle novità?
«In oltre 100 comuni della provincia abbiamo individuato comitati organizzativi che si occuperanno principalmente di preparare la strada alla grande tornata amministrativa del prossimo anno. Ma c’è di più. I cittadini, come hanno dimostrato anche le recenti elezioni, chiedono un forte cambiamento rispetto alla politica e ai partiti tradizionali. Chi ha già amministrato o ha una lunga carriera politica alle spalle viene visto come corresponsabile della situazione negativa che si è creata in Italia».
E fin qui lei ha fatto l’analisi dei problemi. Ma la vostra risposta qual è?
«La linea concordata con il coordinatore regionale Mario Mantovani è chiara: bisogna sostituire la vecchia classe dirigente con gruppi di persone nuove, di area moderata, che abbiano passione politica ma soprattutto che siano direttamente a contatto con la società reale, con il mondo del lavoro e delle professioni. In questa fase storica, è chiaro che i simboli di partito e i vecchi nomi non portano nulla in più in termini di risultati elettorali. I cittadini, soprattutto alle amministrative, vanno a votare persone per bene, stimate, conosciute per quello che hanno fatto. Se vedono sempre i soliti, gli elettori non pensano nemmeno di spendere 5 minuti per il voto».
Quindi il Pdl sparirà a favore di liste civiche?
«Sì, l’idea è questa».
A questo punto, però, torniamo un attimo all’intervista di Bruni. L’ex sindaco sostiene che a Como, ma non soltanto, trovare gente disposta a impegnarsi oggi nel Pdl o nel progetto futuro che nascerà dal Pdl è difficilissimo. In troppi sarebbero disillusi e disaffezionati per la vostra storia politica e, in particolare per il fatto che lei, oggi commissario del partito, nel 2007 fece una lista civica proprio contro di lui. Come ribatte?
«Si conferma la solita, grande miopia di Stefano Bruni. Innanzitutto perché la mia attuale nomina a commissario provinciale è stata voluta dal presidente Berlusconi, che recentemente (in un’intervista a Etv del gennaio scorso, ndr) bocciò clamorosamente l’operato dell’ex sindaco di Como. Inoltre, la storia ha dato ragione proprio a me e a quel tentativo del 2007. All’epoca io dissi in tutti i modi che un’eventuale secondo mandato di Bruni in Comune avrebbe fatto vincere il centrosinistra 5 anni dopo, e così è stato. E’ proprio negli ultimi dieci anni che molti elettori si sono allontanati dal Pdl, e, almeno a Como, una causa fondamentale è stata l’operato di Bruni. Lo dimostra anche il fatto che l’attuale primo cittadino del centrosinistra, Mario Lucini, per il solo fatto di saper dialogare con la città e di porsi in maniera migliore, è considerato molto bene da tanti cittadini pur avendo concluso ben poco di concreto».
Bruni sostiene anche che il Pdl è morto anche perché nessuno si è occupato davvero di formare una seria classe dirigente.
«Anche in questo caso, l’ex sindaco ha la memoria corta. In città, almeno negli ultimi 6-7 anni, le persone che contavano davvero e che potevano agire in quel senso erano due. E una era proprio Bruni. Lui, quindi, dovrebbe chiedersi perché non è maturata una nuova classe dirigente quando il Pdl era al 40%, lo stesso Bruni era sindaco con pieni poteri e in Regione c’era Roberto Formigoni, il suo potente padrino politico. Peraltro: oggi Lucini, di centrosinistra, dialoga per il bene di Como con il governatore leghista, Roberto Maroni. Bruni e Formigoni, pur entrambi di cielle, pur entrambi potenti, non ne erano in grado».
A questo proposito, l’ex primo cittadino accusa gli attuali vertici del Pdl di avere emarginato l’ala più moderata e cattolica del partito a favore di quella laica e intransigente.
«Probabilmente è vero che, anche a Como, oggi la presenza e l’influenza dell’ala ciellina siano diminuite. Ma, dopo 15 anni, questo è solo un bene».
Mancano ancora 4 anni, ma ha già in mente qualche nome nuovo per provare a riconquistare la città di Como?
«Partiremo da persone serie, di buona volontà e credibili. Maria Elena Galbiati, che coordinerà il lavoro in città, è tra queste».
Nessun Taborelli in lizza?
«Io di sicuro no. Dopo l’estate lascerò l’incarico di commissario, che nasceva a termine e non può durare oltre. Per il resto, mio fratello, Angelo, è sempre stato un supporter del centrodestra. Credo si impegnerà».

Emanuele Caso

27 giugno 2013

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