Cronaca

«Situazione mai vista prima, soffre anche il centro storico»

L’intervista  Il presidente di Confcommercio
La ripresa economica è possibile ma soltanto se saranno rilanciati i consumi delle famiglie
(f.bar.) «Fa impressione camminare in alcune vie del centro. Sono sempre più numerose le serrande abbassate. Mai, in passato, mi è accaduto di vivere una simile realtà».
Parole cariche di apprensione, ma assolutamente prive di rassegnazione quelle di Giansilvio Primavesi, numero uno di Confcommercio Como che dal suo osservatorio privilegiato, ma anche da commerciante che ogni mattina alza la serranda, commenta la morìa di negozi in città.

Diversi i casi documentati in questi giorni sulle pagine del Corriere di Como. Da via Manzoni alle centralissime vie Diaz e Volta. Sempre di più l’unione tra recessione economica (che non molla) e una burocrazia asfissiante sta decretando la fine di molte attività. 

«Assieme alle vie citate se ne possono aggiungere anche altre. A un occhio attento non sarà sfuggito un particolare. Anche nelle strade più centrali, da via Bernardino Luini a piazza San Fedele, in mezzo alla maggioranza di vetrine illuminate se ne scorgono altre spente – aggiunge Primavesi – In certi casi, si tratta di chiusure temporanee in attesa di nuovi gestori. In altri, invece, di cessazioni di attività. La realtà non è incoraggiante. La situazione che sta vivendo Como è simile ad altre città lombarde. Una magra consolazione che, però, ribadisce la gravità della realtà che stiamo attraversando», conclude.
Anche il centro storico del capoluogo, dunque, sta lentamente morendo.
Tanti i simboli di una città che si sta spegnendo. Giusto per fare un esempio: in via Diaz è abbandonato da anni il Teatro Cressoni. A due passi è stato di recente chiuso l’ufficio postale. Dei piccoli supermercati e dei negozi di vicinato un tempo attivi, non è rimasto altro che un pallido ricordo. La crisi sta stringendo d’assedio anche le vie più centrali, desertificando progressivamente quanto c’è intorno. «Lo ripeto ormai da tempo. La crisi, la redditività praticamente esaurita e la burocrazia opprimente hanno contribuito a creare questo scempio. Troppi e troppo alti i costi di gestione, l’affitto dei locali, le spese. Tutto concorre alla moria dei negozi. Mai, in passato, ho visto una realtà simile», puntualizza Primavesi.
E anche un altro particolare contribuisce a fornire una visione completa e chiara di quanto sta accadendo. «Un fenomeno è fortemente significativo. Anche i negozi delle grandi catene iniziano a soffrire. E alcuni chiudono. Altri preferiscono aprire all’estero e lasciare l’Italia», aggiunge il presidente di Confcommercio. Il quale insiste sulla necessità di rilanciare i consumi per puntare a una ripresa. «Oggi la paura è ancora presente. E anche chi magari vive in una situazione non proprio difficile è timoroso e poco restio a spendere – dice sempre Primavesi, che chiude con un principio più volte sostenuto – L’immagine attuale della città, per di più a vocazione turistica, non è delle più rassicuranti con le vie deserte. In tal senso, i negozi rappresentano l’ultimo baluardo di normalità. Contribuiscono a mantenere viva la città», dice il presidente di via Ballarini.

Nella foto:
Le serrande abbassate nelle vie centrali della città sono ormai un paesaggio consueto e non più straordinario (foto Mv)
14 maggio 2014

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