Paolucci: «So che Como è un piazza molto esigente. Spero di convincerla con il mio lavoro»

Silvio Paolucci, nuovo tecnico azzurro, si racconta ai tifosi lariani
«Voglio essere giudicato per il mio lavoro, non amo troppo le parole». Prima intervista ufficiale per Silvio Paolucci, nuovo allenatore del Como, classe 1960, abruzzese di Tollo, padre di tre figli, già nonno e grande fan di Lucio Dalla e delle sue canzoni. Qualche giorno fa, il nuovo mister aveva accettato di raccontare il suo “credo” calcistico. Ora può parlare a pieno titolo.
«Credetemi – sostiene – non è una frase fatta, ma sono davvero felice di avere questa opportunità per il
Como, un club che ha una storia importante, ma soprattutto un gruppo di dirigenti che vuole riportare questa squadra a livelli adeguati alla sua tradizione».
Dunque le è piaciuto il progetto che le è stato proposto.
«Sicuramente, anche perché è basato sui giovani e perché c’è una grande voglia di ricominciare».
Il Chieti, la squadra che lei ha guidato nell’ultima stagione fino alla finale dei playoff di Seconda Divisione, ha fatto di tutto per trattenerla in Abruzzo.
«È vero, l’ultima stagione è stata positiva e c’è stato un po’ di rammarico da entrambe le parti per questa separazione. Ma questa era una opportunità troppo importante per la mia carriera, non potevo farmela sfuggire».
Tra gli allenatori con cui ha lavorato, quando era all’Avellino c’è anche un certo Zdenek Zeman….
«Io l’ho sempre reputato uno tra i più bravi allenatori del mondo, un personaggio unico, che sicuramente mi ha insegnato molto sul fronte della cultura del lavoro. Ma sarebbe ingiusto citare solo lui: mi piace pensare che ogni tecnico con cui ho avuto a che fare, anche da giocatore, mi abbia lasciato e insegnato qualcosa».
Lei ha già avuto modo di sottolineare che il suo “credo” è quello di una squadra organizzata.
«Confermo – aggiunge Silvio Paolucci – Il mio Como deve essere sempre propositivo anche perché penso che sia la ricetta giusta con un gruppo che sarà composto in prevalenza da giovani».
I tifosi, a quanto pare, l’hanno accolta bene e le hanno dato credito.
«Mi fa piacere; ovviamente li ringrazio, ma non aggiungo altro perché il credito me lo voglio guadagnare a fatti, e non a parole, con il lavoro sul campo. Posso dire che arrivo al Como con grande entusiasmo, con a fianco una dirigenza che, prima di tutto, è appassionata e due responsabili tecnici, come Mauro Gibellini e Giovanni Dolci, che hanno grande competenza e vogliono rivedere questa squadra in alto, come lo era anni fa».
Questa è per lei la prima esperienza al Nord?
«Confermo, come prime squadre ho finora guidato Chieti, Campobasso e Nocerina, mentre ho lavorato nei settori giovanili di Avellino, Giulianova e Ternana. Non posso che ribadire di essere felice per il fatto che questa mia “prima volta” al Nord da allenatore sia al Como».
In questi giorni è stato spesso a Como e ha avuto modo di vedere da vicino la nostra città; che impressione ne ha ricavato?
«A dire il vero la conoscevo già, anche perché dalle vostre parti ho un buon numero di amici. Como mi è sempre piaciuta per la sua bellezza e perché è una città signorile. So che è una piazza esigente, ma che sa apprezzare il lavoro delle persone. Ed è su questo fronte, lo ribadisco, che spero di avere la fiducia di tutti, a partire dai tifosi. Arrivo senza troppi proclami, con umiltà, in punta di piedi: sarà il campo a parlare per me».

Massimo Moscardi

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