«Solo per addetti ai lavori, grande pubblico tagliato fuori»

alt Il mondo della cultura e del turismo

Calato il sipario su Villa Olmo e arrivato l’impietoso verdetto definitivo, molti i giudizi rimasti finora in sospeso sui risultati della mostra dedicata al genio del Futurismo Antonio Sant’Elia.
Barbara Minghetti, presidente del Teatro Sociale di Como, che nelle scorse settimane ha dato lustro alla città con la rappresentazione dei Carmina Burana, è come sempre cauta nelle sue analisi: «Sui numeri io non posso dire nulla, è un compito che spetta a chi ha organizzato la mostra; di certo

se si aspettavano 50.000 presenze e i consuntivi parlano di meno di 17.000 visitatori qualche risposta andrà data. I numeri contano, un riscontro tra uscite ed entrate ci deve essere. Però non possono essere il solo metro, altrimenti si farebbero solo eventi commerciali. Il progetto era interessante ma forse troppo pretenzioso per una città come la nostra, probabilmente un tema come questo aveva più senso al Beaubourg di Parigi, qui non so. In ogni caso – prosegue Minghetti – penso che si debbano trovare maggiori sinergie con la città, con il nostro Festival, con quello del cinema e con tutti gli operatori culturali. Se poi posso esprimere un parere personale, non sono così convinta che spetti ai comuni organizzare mostre di questo tipo. Capisco bene che il problema non riguardi solo Como, anche Milano investe molto su Palazzo Reale e altre sedi espositive, però c’è da chiedersi se sia giusto che un assessorato alla Cultura si occupi quasi esclusivamente di mostre».
Bruno Dal Bon, docente del Conservatorio Verdi di Como e predecessore di Minghetti al teatro di piazza Verdi, è in linea di massima sulla stessa lunghezza d’onda: «Senza un indirizzo generale sulla cultura non si va da nessuna parte. Il nodo fondamentale da sciogliere è questo: serve una programmazione politica che guardi avanti e si confronti con le virtuose realtà della città. Se poi, entrando nello specifico, pur cambiando tema si continua a giocare la stessa partita di prima, e con le stesse regole, è inutile dire che confrontarsi con i numeri, e risponderne, diventa inevitabile».
Gian Paolo Fumagalli, presidente del consorzio Como Imprenditori Alberghieri, che rappresenta 16 hotel di lusso lariani, è molto chiaro nella sua analisi: «Io sono dell’idea che se si pensa alle mostre non sta scritto da nessuna parte che si debbano fare tutti gli anni. Molto meglio farne una veramente importante ogni due o tre anni. Questa e quelle del passato non hanno portato assolutamente nulla al turismo. Ora bisogna riflettere intorno a un tavolo, confrontarsi anche guardando ad altre esperienze, e capire come fare un salto di qualità. Questa mostra era solo per addetti ai lavori, il grande pubblico è stato tagliato fuori». Di parere contrario Angelo Monti, presidente dell’Ordine degli Architetti di Como: «La mia voce sembrerà fuori dal coro, ma non perché la mostra trattasse temi a me particolarmente cari. Forse è mancata la comunicazione giusta per farlo capire, ma quella di Villa Olmo non era una mostra per soli architetti. Era un evento di respiro internazionale, che poneva temi attualissimi, come quello del futuro delle città, che è stato apprezzato da molti critici e dalla stampa per la sua particolarità e identità. Non bisogna buttare via tutto solo perché i numeri non l’hanno premiato, ma ripartire da qui per correggere gli errori e migliorare».

Maurizio Pratelli

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