Cronaca

«Soltanto il silenzio aiuterà il recupero delle ragazze»

La psicopedagogista Valerie Moretti
Anche dalla Diocesi lariana nessun ulteriore commento sugli sviluppi della vicenda
Don Mangiacasale da ieri è agli arresti domiciliari in una struttura della Chiesa fuori dalla Diocesi di Como, anzi fuori dalla Lombardia.
La giustizia ordinaria, per mano del tribunale lariano, dopo l’annuncio dell’arresto dato direttamente dal procuratore capo Giacomo Bodero Maccabeo, sta facendo il suo corso. Da pochi giorni, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Simona De Salvo, ha inviato la notifica della chiusura delle indagini. Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, subito dopo
l’arresto aveva diffuso in un comunicato i provvedimenti presi a carico di don Mangiacasale.
«In attesa che venga avviato il procedimento giudiziario» aveve precisato il vescovo, don Marco Mangiacasale era stato sollevato da ogni incarico diocesano. Coletti aveva annunciato inoltre che «seguendo la prassi canonica richiesta dal Codice di Diritto canonico e dai recenti interventi della Santa Sede in materia» era stato avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del sacerdote don Marco Mangiacasale. Al punto tre di quel comunicato, il vescovo spiegò che avrebbe seguito con «paterna sollecitudine» tutti i fattori rilevanti della «complessa vicenda con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa». Il riferimento era a don Marco, all’attuale parroco di San Giuliano che aveva fatto scattare le indagini, ma soprattutto alle giovanissime vittime. Ieri, dalla Diocesi di Como hanno preferito non commentare la concessione degli arresti domiciliari a don Marco Mangiacasale.
Sì, le vittime, cinque adolescenti finite loro malgrado in questa vicenda. Una storia che ha sicuramente segnato la loro esistenza. Quale percorso stanno affrontando o possono affrontare le ragazzine?
«Al momento, la cosa più importante è il silenzio» spiega la psicopedagogista Valerie Moretti, recentemente autrice sul Lario di diversi interventi pubblici di successo sui problemi adolescenziali.
«Questa vicenda è stata già messa troppe volte sui giornali – prosegue la Moretti – Affinché le vittime facciano un loro percorso, un percorso sicuramente difficile e lungo, è necessario che l’opinione pubblica si dimentichi di loro».
Un principio condivisibile, ma difficile da applicare con un processo penale alle porte e con una vicenda che ha sconvolto l’intera Diocesi con continui colpi di scena. «Ora è arrivato il momento di rispettare la necessità di silenzio che è fondamentale in queste situazioni, solo così potrà avvenire un recupero».

Paolo Annoni

Nella foto:
La curia vescovile di Como in piazza Grimoldi. Nessun commento, ieri, dalla Diocesi di Como
27 Mag 2012

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