Elezioni 2012

«Sono sconfitta, ma c’è chi ha giocato contro»

La Bordoli: «Il mio messaggio di novità non è passato. Resterò in consiglio»
Il rammarico più grosso di Laura Bordoli è uno su tutti: «Il mio messaggio di cambiamento e rinnovamento non è stato compreso». I circa 2mila voti in più presi in questo turno di ballottaggio (7.238 contro i 5.286 del 6 e 7 maggio) non sono minimamente serviti a colmare l’enorme divario con lo sfidante, vincente, del centrosinistra (Mario Lucini ha collezionato ben 21.562 voti). Una sconfitta sonora, inappellabile. Che consegna l’amministrazione di Como al centrosinistra per i prossimi cinque
anni.
«Ma io non scappo, non sono abitata a scappare mai, nemmeno nelle situazioni più difficili – ha affermato Laura Bordoli già pochi minuti dopo l’ufficializzazione dell’esito elettorale – Mi sembra evidente che i comaschi si sono espressi per una volontà di cambiamento radicale. Non si può fare altro che prenderne atto».
Insomma, fair-play e il riconoscimento senza obiezione alcuna della sconfitta. Negli studi di Etv, dove i due sfidanti si sono ritrovati per i primi commenti a caldo, è andata in scena anche la più classica delle strette di mano. «Mi congratulo con Lucini – ha detto davanti alle telecamere – per la sua vittoria».
La base di partenza del primo turno – la candidata del Pdl ancorata a un 13,16% contro Lucini al 35% e rotti, con un fossato di 9mila preferenza da recuperare – aveva tutte le caratteristiche per rendere impossibile la missione di Laura Bordoli. I fatti e i voti hanno confermato lo scenario.
«Era un tentativo molto difficile – ha ammesso senza troppi giri di parole la Bordoli – era chiaro già dopo il primo turno che molti cittadini avevano lanciato un segnale di disamore, in generale e soprattutto nei nostri confronti. Ho tentato di appellarmi a chi non era andato a votare, ma non è bastato».
Secondo la candidata sindaco del Pdl, «anche l’enorme quantità di liste più o meno civiche che hanno partecipato alle elezioni non ci hanno agevolato nel far passare il nostro messaggio tra i cittadini di Como». Lo spettro della sconfitta senza appello, nella ricostruzione delle ultime ore, si è materializzato molto presto davanti agli occhi del Pdl e della sua candidata a primo cittadino.
«Quando ho visto le percentuali di votanti – ha affermato la Bordoli – e ho visto che al ballottaggio l’affluenza ai seggi era già diminuita fino al 42% finale, ho capito che il risultato finale non sarebbe cambiato rispetto al primo turno. Mi sembra chiaro che è in gran parte l’elettorato del centrodestra che non è andato a votare, e questo ha resto impossibile una rimonta che era molto difficile dall’inizio».
Nel corso dell’analisi politica del voto, riaffiora costantemente il rammarico per non essere stata percepita come una figura realmente in grado di dare un taglio al pesante fardello degli ultimi cinque anni di amministrazione a Palazzo Cernezzi.
«Speravo davvero che il mio segnale di rinnovamento potesse essere colto dai nostri elettori – ha sottolineato ripetutamente la Bordoli – Invece non è arrivato. Questo mi spiace più di tutto. Pentita di questa esperienza? No, pentita assolutamente no. Ho accettato una sfida e ho voluto mettere la faccia. Preferisco provarci piuttosto che avere rammarichi».
Nell’analisi del percorso che l’ha portata dalle primarie del 4 marzo scorso alla sconfitta di ieri pomeriggio, Laura Bordoli non esita a togliersi anche qualche sassolino dalle scarpe.
«Sono convinta che qualcuno ci abbia giocato contro e abbia dato il suo voto alla sinistra pur di non sostenere me – ha detto la candidata del Pdl – Il sospetto c’è, lo ammetto. Sergio Gaddi? Non penso soltanto a lui e comunque nel segreto dell’urna non si potrà mai sapere».
Rispetto alla sua campagna elettorale, la Bordoli dice «di aver commesso sicuramente qualche errore», ma sui toni esasperati degli ultimi 15 giorni osserva che «è stata una scelta di comunicazione» e nulla più.
Resta un fatto: l’impatto con il mondo della politica non è stato indolore. «È un mondo a cui non era abituata, ma ho voluto comunque metterci la faccia e impegnarmi in prima persona – ha rivendicato la candidata del Pdl – Non mi ritengo un agnello sacrificale del partito o della situazione di Como in particolare. C’è stata una situazione nazionale che ha penalizzato me e il partito in maniera molto evidente».
Un accenno anche al tema delle primarie e dell’addio al Pdl, dopo la consultazione interna, di Sergio Gaddi. «Le condizioni per la mia candidatura dovevano essere diverse – ha sottolineato la Bordoli – Dopo le primarie, tutti avrebbero dovuto sostenere il vincitore per lo stesso obiettivo. Non è andata così».
Sul futuro la chiusura: «Resterò in consiglio comunale, non mi tiro indietro perché non mi sembrerebbe corretto. Non ho mai detto che avrei lasciato e penso che potrò ricoprire il ruolo di capogruppo in aula».

Emanuele Caso

Nella foto:
Laura Bordoli è stata candidata dal Pdl dopo aver vinto le primarie
22 Maggio 2012

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