«Sono stati dipinti a lungo come il diavolo soltanto per evitare gli esami di coscienza»

L’imprenditore
Ambrogio Taborelli, imprenditore tessile ed ex presidente di Confindustria Como, ha una precisa idea sulla Cina.
«A livello economico – spiega – anche nel Comasco ai cinesi si sono attribuite tutte le colpe della crisi, ma io di solito quando parlo di Cina mi rifaccio a Sant’Agostino, ossia è facile dare la colpa al maligno di tutti i mali del mondo per evitare di fare un esame di coscienza».
Nel giro di pochi anni insomma il “diavolo” cinese ha messo in luce anche tutte le pecche

e le carenze della vecchia filiera tessile lariana.
Ma ora la temutissima Cina è diventata anche una risorsa e c’è chi ha già portato anche una parte della produzione oltre la Grande Muraglia, mentre quasi tutte le aziende tessili lariane acquistano dalla Cina.
Dai grandi gruppi ai converter si servono nei distretti tessili della Grande Muraglia per rimanere sul mercato ed essere concorrenziali in particolare sulla piazza statunitense, un tempo terra di conquista del solo tessile lariano
«Noi non siamo andati a produrre in Cina per scelta – spiega ancora Ambrogio Taborelli – anche perché è molto più conveniente comprare il prodotto cinese che impiantare una propria azienda. Ma si tratta di un mercato in continua evoluzione, che si sta aprendo proprio in questi anni. Chi ha scelto di realizzare il proprio prodotto direttamente in Cina lo ha fatto per il mercato interno e per quello americano principalmente».
Ambrogio Taborelli, invece, con l’omonima tessitura, così come il Gruppo Ratti, ha scelto l’Est Europa, la Romania in particolare.
«Sì e ci troviamo benissimo in Romania – dice – e non penso potremmo cambiare. Per mantenere infatti un controllo costante sulla produzione è necessario essere spesso presenti ed è molto più comodo recarsi in Romania che a Shanghai».
L’imprenditore comasco evidenzia anche un altro problema di rapporti. «Alcuni colleghi imprenditori – dice – anche amici e clienti che hanno i propri impianti in Cina, mi dicono che vieni comunque visto come uno straniero in patria e i rapporti spesso non sono semplicissimi».
E nel futuro cosa rappresenterà il colosso cinese?
«Per Como da tempo la Cina non è più soltanto un concorrente – conclude l’imprenditore – ma anche un mercato in continua espansione». Ma soprattutto un luogo al pari dell’India e della Romania dove le materie prime, la manodopera e il prodotto finito continuano a costare poco, anzi pochissimo rispetto all’Italia.

Paolo Annoni

Nella foto:
L’imprenditore tessile ed ex presidente di Confindustria Como, Ambrogio Taborelli

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